giovedì 31 luglio 2008

Il lotto, la legge dei grandi numeri e le uova alla coque

Vi ho più volte raccontato della pittoresca fauna che compone il mio giro di amicizie: conoscenti, amici, coinquilini, chi più chi meno ha un tratto distintivo che lo rende a suo modo unico. Su tutti spicca Antonio, mio ex coinquilino ormai dai giorni dell‘incendio. Antonio è la risposta a qualunque domanda vi venga in mente in merito alla società e alle sue dinamiche. Vi siete mai chiesti chi è che potrebbe comperare quelle raccolte di 200 cd pubblicizzate in tv con gli inni nazionali o con i discorsi di Mussolini? Antonio! Chi telefona ai giochi telefonici smaccatamente falsi delle tv private? Antonio! Chi segue trasmissioni come "Chi l‘ha visto?", "Mi manda Rai Tre" o "il Processo di Biscardi" e telefona in diretta? Antonio! Sentite su Studio Aperto di una truffa telematica o di una nuova moda (dall‘abbronzatura integrale per uomini alle crocs, passando per la cabala o la dieta solo yogurt)? Antonio ne è stato vittima o protagonista! Lo so che sembra esagerato, ma chi ha avuto modo di conoscerlo, dopo avere avuto raccontate altre sue vicende, credetemi impubblicabili, non ha dubbi nel condividere l’affermazione di sopra. Uno degli obiettivi di Antonio è diventare schifosamente ricco in modo rapido e senza sforzo, per poter vivere di rendita; sorvolando su altri sistemi più o meno folli uno che persegue tutt’ora è il gioco del Lotto. Sempre alla ricerca del metodo per vincere, un giorno acquistò per 20 euro il "profumo della fortuna" e lo spruzzò su una schedina: fece ambo, ma il liquido cancellò la schedina stessa e il negoziante si rifiutò di pagarlo (sì, è successo davvero!), così decise per l’approccio scientifico e mi chiese quale fosse il metodo statistico sicuro per vincere e cosa fossero i numeri ritardatari. Gli spiegai che nel Lotto non ci sono metodi statistici per predire le estrazioni successive. Le estrazioni del Lotto sono eventi indipendenti l’uno dall’altro, non esiste nessun meccanismo nell’urna che ricordi l’estrazioni precedenti: quindi la probabilità che esca un numero su una singola ruota è sempre 1/18 (cioè 5/90). Sempre, ad ogni estrazione. Esiste poi una pseudoteoria sui numeri ritardatari che si basa su una cattiva interpretazione della legge dei grandi numeri. Un esempio classico che si fa per spiegare la legge dei grandi numeri è che lanciando in aria una moneta ideale la probabilità che esca testa o croce è del 50%, lanciando la moneta poche volte magari non otteniamo un ugual numero di testa e di croce, ma la legge dei grandi numeri ci assicurerebbe che se lanciassimo 100 volte la stessa moneta otterremmo 50 croci e 50 testa, cioè al crescere del numero di lanci la proporzione si avvicinerebbe sempre di più al 50%. In realtà la legge in questione afferma una cosa diversa, la legge afferma che "la media campionaria è uno stimatore consistente della media di una popolazione"; cioè che grazie alla legge dei grandi numeri possiamo fidarci che la media di una grandezza che calcoliamo a partire da un numero sufficiente di campioni sia sufficientemente vicina alla media vera. Ritornando all’esempio della moneta la legge dei grandi numeri afferma semplicemente che, tante più prove usiamo per calcolare la stima (tanti più lanci effettuiamo), tanto più questa sarà vicina, probabilmente, alla probabilità reale dell'evento p (nel nostro caso 50%), quindi più lanci effettuiamo più probabilità c’è di ottenere un 50% di testa e di croce, ma non ci assicura che sarà esattamente così e soprattutto si parla di una stima, soggetta quindi ad un errore anch’esso calcolabile come metodi statistici. Gli pseudoesperti di numeri ritardatari affermano che puntando su un numero che non esce da molto tempo ci sono più probabilità che esca, poiché per la legge dei grandi numeri tutti dovrebbero uscire lo stesso numero di volte; in realtà essi confondono l’analisi a priori con quella a posteriori. Torniamo alla nostra moneta e supponiamo di effettuare 100 lanci di una moneta. Normalmente ci attendiamo circa 50 testa e circa 50 croce (analisi a priori). Ora supponiamo di fermarci al lancio 40. Se io non fornisco alcuna informazione su quanto è accaduto nei lanci precedenti, normalmente una persona si aspetta di ottenere 30 testa e 30 croce nei 60 lanci mancanti (analisi a priori). Se però ora io dico che in realtà nei 40 lanci precedenti ho avuto 40 testa, un "ritardista" dirà che allora, per riequilibrare le cose, qualche strana forza imporrà alla moneta di uscire con maggiore probabilità con croce. E questa è una analisi a posteriori, che tenta di aggiustare le cose in modo tale da far risultare corretta la prima analisi a priori (50 e 50). In realtà nella statistica non si effettuano mai calcoli ad esperimento in corso, ma solo ad esperimento concluso, perché la statistica non permette di prevedere cose che esulino dai dati che non si hanno a disposizione, ma solo di fare calcoli corretti. Ripetuto questo concetto una ventina di volte, Antonio si convinse che non esisteva un metodo sicuro per vincere, ma la legge dei grandi numeri aveva cambiato la sua vita. Definitivamente.
Antonio aveva comprato un fornello elettrico con cui si cucinava nella propria stanza, per tacitare i languori notturni
antonio: "Nicola, come si fanno le uova alla coque? [sorvolo, sintetizzando, sui dieci tragicomici minuti per capire che il termine che voleva usare era ‘coque‘! ndN]"
io: "Prendi un pentolino lo riempi d’acqua e metti dentro l’uovo; poi porta a ebollizione"
antonio: "Per quanto tempo?"
io: "Mah, non so, un minuto, un minuto e mezzo! Dipende da quanta acqua metti e dal fornello, prova hai una possibilità su due…"
Dopo un po’ passo dalla sua stanza e mi sento chiamare
antonio: "Nicola! Non funziona, vengono tutte sode!"
io: "Tutte? Quante ne hai fatte?"
antonio: "Dieci!"
io: "… … Ma quanto le facevi bollire?"
antonio: "1 minuto e trenta secondi: cronometrati; mi sono pure scottato per toglierli dal tegamino di acqua bollente a mani nude!"
io: "… … Ma tutte insieme le hai cucinate? [avrei voluto chiedere se stesse scherzando, ma conoscendolo e vedendo il cronometro e la mano semiustionata sapevo che stava dicendo il vero…ndN]"
antonio: "No una alla volta: la prima è venuta soda, allora ho cucinato la seconda, sempre con il cronomentro, ma è venuta soda, come la terza; sempre un minuto e mezzo!"
io: "Scusa ma perché non diminuivi il tempo? Se la prima veniva soda, pensavi che ripetendo la stessa cosa per dieci volte te ne usciva una alla coque?"
antonio: "Certo: hai detto che avevo una probabilità su due… legge dei grandi numeri, cinque sarebbero dovute venire alla coque, me lo hai spiegato tu!"

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mercoledì 23 luglio 2008

Effetto Domino


Dicono che sia arrivata l’estate e che sia arrivata da un mese: voi ve ne siete accorti? Io no! Penso di non avere mai avuto tanti impegni - contrattempi in vita mia. Il bello è che più ne risolvo e più se ne presentano, è una sorta di effetto domino. Il blog non ha mai avuto carattere di periodicità, non sono mai stato costante nella scrittura, però qui si sta esagerando e i miei “venticinque lettori” si lamentano! “Perché non scrivi?”, “quando aggiorni il blog”, “è da molto che non posti”: non che mi manchino gli argomenti, manca il tempo; ho quattro, cinque post su argomenti vari già iniziati e mezzi abbozzati, ma non trovo il tempo necessario per definirli. Curiosamente l’altra sera (beh parlo di settimane fa ormai …) ero seduto con degli amici blogghisti e parlavamo dei blog e di come si fosse arrivati a scriverne uno, tutti condividevamo il fatto che era iniziato in un momento di malochiffari e rappresentava per ognuno un modo per passare del tempo. Oggi invece devo trovare il tempo per scriverci su. Recentemente uno dei blog linkati è stato chiuso, la proprietaria mi ha fatto sapere via mail che sta passando un momento della sua vita così felice che non ha più bisogno di “sfogarsi sul blog”. Personalmente non credo che chiuderò mai questo spazio: scrivere è un passatempo che trovo catartico, non avendo un blog tematico ne troppo personale, praticamente posso scrivere ciò che mi pare. Avrete notato che non scrivo niente di particolarmente personale e dettagliato e se lo faccio, tra l’altro sempre in forma anonima, faccio passare del tempo o modifico alcune situazioni per rendere difficile riconoscere le persone coinvolte. Vedete tutti ridono sulla mia sciocchezza, ancora di più su quella degli altri, ma molto, molto meno sulla propria. Non mi piace urtare la suscettibilità altrui, ho già un modo di scherzare abbastanza “pesante”, ma di persona posso controllare meglio se la persona oggetto di scherno ride con me, attraverso la scrittura è impossibile. Per esempio, tempo fa un’amica, blogghista anch’ella, mi faceva notare che in un vecchio post avevo preso in giro una persona che anche lei conosceva e che a suo giudizio ero stato crudele: benché non avessi detto chissà che cosa, alcuni retroscena, a me sconosciuti, avevano fatto si che ai suoi occhi quel post fosse più cattivo che ironico. Con questa amica ci siamo conosciuti proprio grazie ai rispettivi blog, e non è la sola: tramite esso, infatti, ho avuto modo di conoscere molte persone, con alcune di loro ho stretto anche una amicizia abbastanza forte, con altre ci si limita a commentarsi con affetto. Gli amici di prima ( non ne ho molti, visto che i più intimi sono per lo più fuori Sicilia, parlo più che altro di colleghi, conoscenti e coinquilini ) lo hanno scoperto per caso digitando il mio nome su Google, altri ancora tramite un post su un argomento di loro interesse su cui io ho scritto. In alto e a destra spiccano la mia foto e il mio nome e quante persone conoscete che si interessano di computer chess? Ovvio che poi cominci il passaparola! Più scrivo, più lettori ho, più persone conosco, più aneddoti ci sono, meno liberamente posso scrivere: effetto domino. Ormai sono comuni le battute “mi aspetto che tu ci faccia un post”, “cosa da post, vero?”, “guai a te se ne fai un post” o le lamentele “non hai scritto niente su ieri”; le cose vanno anche al di là delle mie intenzioni, l‘altra sera osservavo con attenzione una bella ragazza sminigonnatissima, gli amici seduti con me, notando il mio sguardo assorto ironizzavano sul fatto che stessi elaborando un post sull‘argomento oggetto di discussione in quel momento: non era così, io stavo solo guardando una gran bel paio di gambe, non avevo nemmeno sentito di cosa stessero parlando! Per la verità ho sempre pensato che il blog servisse a me innanzitutto, come un taccuino su cui annotare pensieri, battute, cose buffe che osservo nel mio quotidiano per poi individuarne trame e connessioni, anche perché sono un tipo che si annoia facilmente e discutere sempre delle stesse cose mi uccide, quindi quando sto seduto con amici, se la conversazione langue o verte su argomenti che non mi interessano, mi metto ad osservare ciò che mi sta intorno; non l’ho mai considerato un diario, per cui non vi troverete mai cronache dettagliate di accadimenti personali, a meno che le stesse non siano spunto per argomentazioni di più ampio respiro. Men che meno se qualcosa dovesse accadere ad un amico: potreste trovare un post su un argomento che la vicenda mi ha ispirato, ma mai un commento sulla vicenda in sé; se ho qualcosa da dirgli ne parlo con l’amico, di persona non attraverso il blog. Mi viene da pensare di essere vittima del mio stesso blog, ciononostante non mi pento ne di avere iniziato ne di non averlo fatto in forma anonima. Pensandoci su credo che sia l’hobby che sto perseguendo da più tempo in vita mia. Non costa nulla e non richiede molto tempo. Essendo io, tra l’altro, saccente, presuntuoso, egocentrico e logorroico: avrei dovuto pensarci prima, è il passatempo che fa per me! Un’amica avrebbe aggiunto all’elenco anche “curtigghiaru” (: pettegolo), ma non è, penso, una virtù che mi appartiene. Conto di colmare la lacuna al più presto!

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venerdì 4 luglio 2008

Ah che bell' 'o café

1
Il dottore dice che dovrei ssscrivere quello che ppppenso, si e tutto quello che ricordo, che ricordo. E anche tutto quello che mi succederà d'ora in avanti. Tutto tutto. Non so il perchè, non me lo dicono, perchè non me lo dicono? Ma dice che è importante perchè così vedranno se miglioro. Spero di si.(*)

2
Mmmi chiamo N e sono un caffeinomane. Si caffeinomane. Nnnon ne avevo preso coscienza fino a quando un'amica mi disse che non era normale vedermi montare la maionese semplicemente tenendo il barattolo con le uova in mano. Ora capisco perchè non riesco ad aprire una lattina di fanta senza farne uscire la metà.

3
Bevo caffè da quando ero piccolo. Non sono maturato, praticamente la vita mi ha tostato. Nel corso della mia vita ho imparato ad apprezzare non solo il caffè in tutte le sue varianti, ma anche i cioccolatini al caffè, i biscotti al caffè, i liquori al caffè, i gelati al caffè, i ragù al caffè. Si si i ragù, che c'è di male se l'allungo con il caffè? fatevi i fatti vostri!

4
Scegliete la vita, scegliete un lavoro, scegliete una carriera, scegliete la famiglia, scegliete un maxitelevisore del ca##o, scegliete lavatrice, macchine, lettori CD e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita, scegliete un mutuo a interessi fissi, scegliete una prima casa, scegliete gli amici, scegliete una moda casual e le valigie in tinta, scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo, scegliete il fai da te e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina, scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi, scegliete un futuro, scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la vita, ho scelto qualcos'altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni, chi ha bisogno di ragioni quando ha il caffè americano?... (*)

5
I miei genitori sono usciti dal tunnel. Prendono quello decaffeinato. Mia madre lo chiama caffè alle erbe: non so perchè, ma immagino di rientrare a casa e di vederli vestiti come John Lennon e Yoko Ono che mi dicono: "cioè figliolo, passa al decaffeinato, ti apre la mente. Peace and Love". Temo che il caffè lo coltivino in casa: ho visto delle strane piantine in bagno.

6
E' da un po' che non prendo caffè. E' stata dura, ma ora le cose sono più chiare, sono più calmo.

7
Dolori, dolori in tutto il corpo: rinchiudetemi in un pocket coffee!

8
Caffè: latte di mamma!

9
Ora non ho più la mente annebbiata. Ora so. E' tutto così semplice: ho squarciato i veli di Maya.

10
Ho deciso di smettere con il caffè. Scelgo la vita. Già adesso non vedo l'ora, diventerò esattamente come voi: il lavoro, la famiglia, il maxitelevisore del ca##o, la lavatrice, la macchina, il cd e l'apriscatole elettrico, buona salute, colesterolo basso, polizza vita, mutuo, prima casa, moda casual, valigie, salotto di tre pezzi, fai da te, telequiz, schifezze nella pancia, figli, a spasso nel parco, orario d'ufficio, bravo a golf, l'auto lavata, tanti maglioni, natale in famiglia, pensione privata, esenzione fiscale, tirando avanti lontano dai guai, in attesa del giorno in cui morirai. 10 minuti senza un caffè, vado al bar a festeggiare: un'espresso me lo merito!(*)

(*)
chi indovina le citazioni? :D

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giovedì 3 luglio 2008

Modestia a parte...

Diceva Napoleone che la modestia è l'arte di incoraggiare gli altri a scoprire quanto sei importante; ora che io abbia un'alta opinione di me, forse superiore al dovuto, è cosa che traspare dai post credo, che l'abbiano anche gli amici fa piacere...

io: "mi piacerebbe fare un corso di sommelier: capisco poco di vini"
amica: "no per carità: sei già scassaca##i così, figurati dopo il corso"

io: "[...] e quindi ho dovuto far finta di essere str**zo"
amico: "far finta? tu str**zo lo sei di tuo!"

amica: "prima di conoscerti pensavo che fossi uno str**zo"
io: "e ora?"
amica: "che sei un simpatico str**zo"

io: "comunque ti ricordavo più cinica"
amica: "pensavo di esserlo, poi ti ho conosciuto"

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sabato 28 giugno 2008

Zugzwang

Esiste una parola tedesca che viene usata nel mondo degli scacchi: Zugzwang. Significa 'obbligato a muovere'; si usa quando si vuole descrivere la situazione di un giocatore che qualunque mossa faccia lo porta irrimediabilmente a indebolire la propria posizione, insomma ha a disposizione solo mosse inutili se non addirittura dannose. A quanti di noi capita di ritrovarsi in una situazione di stallo, in cui non si vede via di uscita o di avanzamento? In cui impotenti non si sa che fare o peggio ancora si intuisce che per "andare avanti" rischiamo di perdere quel poco che abbiamo conquistato? A quanti capita di dovere ricominciare dopo una forte delusione, sia essa affettiva o lavorativa e non sapere che direzione prendere? Se insistere con il passato o dimenticarlo totalmente. Se non a noi (e siamo fortunati) sarà capitato a qualche nostro amico. I consigli (dati e ricevuti) a questo punto sono i soliti: dai tempo al tempo, non mollare, cerca di andare avanti. Il punto è che ognuno di noi sa che questi consigli sono pieni di buon senso, eppure non ci soddisfano: non ne vediamo l'utilità immediata, non ci aiutano a lenire il dolore nell'immediato o a darci speranza.

Eppure.

Da qualche giorno un’amica mi racconta delle sue peripezie con il cubo di Rubik. Penso che non ci sia bisogno di presentazione: è un gioco/rompicapo inventato negli anni 80 dall'architetto e designer ungherese Erno Rubik e che divenne subito popolarissimo; recentemente la sua fama è riesplosa in seguito al film di Muccino "La ricerca della felicità" con Will Smith, nel film il protagonista deve la sua fortuna proprio alla capacità di risolvere velocemente il famoso rompicapo. In effetti in questi ultimi tempi i venditori ambulanti che bazzicano per i locali palermitani hanno aggiunto alla propria mercanzia proprio il famoso rompicapo e non è difficile vedere tavolini in cui gli avventori sono impegnati, oltre che a sorseggiare la propria bevanda, a giocare con il famigerato cubo. Il cubo mi ha fatto venire in mente le considerazioni di un vecchio amico che non vedo da tempo: "… è come nella vita: quando stai per completarlo mettendo a posto l‘ultima tessera, ti accorgi che per farlo lo devi rompere, devi smontare tutto quello che avevi fatto prima per poi completarlo." Mi rendo conto che suona un po' come la "vita è come una scatola di cioccolatini" di Gumpiana memoria, ma per quanto balzano fosse il mio amico, ed è strano forte, ricordo una sera in cui mi impegnò in una discussione su Batman, Superman e il problema etico (non ho amici standard, lo sapete…), trovo il paragone quantomeno calzante. Se ci si blocca, bisognerebbe trovare il coraggio di mettersi in discussione, fare qualche passo indietro e ricominciare, anche a costo di perdere quelle cose che si sono ottenute, ma che inevitabilmente non ci fanno progredire. Non è facile, per nessuno, perchè non si rinuncia facilmente all'idea di riottenere ciò che si è perso, tantomeno si è disposti a perdere ciò che si è ottenuto. Probabilmente perchè nel momento in cui metti tutto te stesso nella realizzazione di un desiderio che sia un progetto di vita o di lavoro non importa, investendo tempo, denaro, affetto, emozioni, entrando in una sintonia quasi spirituale con esso, l'idea che ciò che volevamo realizzare è, effettivamente, irrealizzabile ci sembra assurda. E non ce ne capacitiamo. Eppure le nostre energie sono ancora lì, forse la miglior cura è la strategia del cubo Rubik, tornare indietro e ricominciare, investendo le nostre energie in un altro progetto: la rabbia, il dolore, la nostalgia diventeranno la nostra forza.

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venerdì 27 giugno 2008

Pata pata pata pon!

Come scrive qualcuno o dicevo ieri sera, ho bisogno di una vacanza: il fatto è che da stamattina vado canticchiando la canzoncina di questo spassosissimo videogame della Sony. Sono alla frutta!

Qui il demo gratuito in flash: attenzione crea dipendenza!

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giovedì 26 giugno 2008

Tipi da bus


Per chi non fosse siciliano una doverosa premessa: in Sicilia non esiste una rete ferroviaria degna di chiamarsi tale. Abbiamo un sistema a binario unico e scartamento ridotto che non serve tutti i comuni e che costringe ad impiegare 5 diconsi cinque ore per una tratta come Palermo-Messina. Il mezzo con cui ci si sposta, a parte l’automobile, è l’autobus di linea. Viaggio ormai da quindici anni, per la verità ormai molto saltuariamente. Avete mai visto il film "Ombre rosse"? Nella diligenza Ford inserisce un vero e proprio spaccato della società americana; l’autobus è di più, è un vero e proprio microcosmo, con tipologie ben definite di personaggi…

I cinesi
frase culto: "mi chiama Xing Qui Mei ma tu chiama Totò"
Si muovono in branco, quattro o cinque elementi accompagnati da enormi zaini e da un immenso vassoio con chincaglierie varie da vendere. Generalmente è facile distinguere il maschio dalla femmina anche se ci sono alcune donne su cui qualche dubbio sorge. Non sono venditori ambulanti, partono dal negozio la mattina alle cinque carichi di roba e la vendono anche ai pakistani e ai senegalesi, sono veri e propri agenti di vendita. Non capiscono però che il fatto che usino il cinese mentre urlano ad alta voce per parlare tra loro, da posto a posto, alle cinque del mattino, li rende solo incomprensibili non inudibili. Si sospetta che cosi come si trasmettano i passaporti, si tramandino gli abbonamenti: tanto chi li distingue. Immortali.

L’abbonato
frase culto: "ma domani chi c‘è di turno?"
Lo riconosci perché sale anche fuori fermata. Saluta l’autista per nome, gli chiede come sta la moglie. Conosce a memoria orari e turni degli autisti. Non si lamenta con lui se qualcosa va storto, sa che è l’ultima ruota del carro. L’abbonato ha visto cose che ai comuni passeggeri sono precluse: lui sa, lui è oltre. A occhio, in base all’autista, alla posizione, al traffico e alle congiunture meteo sa dirti a che ora arriveremo con uno scarto di due minuti. Merita il rispetto che si deve ad un vecchio eroe di guerra. Cuore impavido.

Il viaggiatore scafato
frase culto: "ci sono novità d‘orario?"
Generalmente un ex abbonato o un ex studente universitario che continua a viaggiare più o meno saltuariamente per motivi vari. Pronto a qualunque ghiribizzo della società di trasporti, non si stressa per eventuali cambi di orario, tragitto o fermata. Sa che può succedere, anzi cerca di anticipare le mosse del nemico. Ha la medianica capacità di capire dove sedersi per non beccare il sole sul proprio lato. Lo riconosci da dove e come si siede:mai immediatamente davanti o dietro di te, se sono costretti sfalsano il posto per potere abbassare il sedile senza darti fastidio. E’ l’unico insieme all’abbonato che riesce a dormire senza problemi durante il tragitto. Stoico.

La matricola universitaria
frase culto: "ma non può accelerare?"
Riconoscerlo è facile: viaggia generalmente la domenica sera o il venerdì, indossa un megazaino in cui ha stipato il contenuto della casa e che esala di una terribile essenza di calzini usati e polpette stantie. Pretende di muoversi nell’angusto corridoio senza toglierselo, perché mamma e papà gli hanno detto che gli possono rubare i bagagli. Non capisce che gli autobus hanno il limitatore di velocità e puntualmente si alza per chiedere all’autista a che ora si arriva, salvo essere sfanculato dallo stesso, dagli abbonati e dai viaggiatori scafati che gli fanno notare che arriveremo sempre alla stessa ora. Spaesato.

Il turista
frase culto: "ma dov‘è la stazione degli autobus?"
E’ felice e nessuno sa perché. Si guarda in giro, legge la guida, osserva il paesaggio e lo indica al figlio adolescente che vorrebbe solo sentirsi in pace la musica del proprio lettore mp3. Se prende un bus di linea è perché si è organizzato il viaggio da solo, convinto di essere in un paese civile cerca una stazione degli autobus o degli orari precisi; si informa su dove scendere per andare al proprio albergo ed è terrorizzato di perdere la fermata, persuadendosi di ritrovarsi a Tripoli casomai. Da buon Italiano chiede all’autista e ai vicini perché la sicilia è bella e disorganizzata, l’autista e i vicini, stanchi e imbarazzati, gli chiedono perché non è rimasto a Bergamo alta. Turista fai da te? Ahiaiaiaiai!

Il provolone
frase culto: "Signorina c’è l’ha fatta per un pelo…"
Ovviamente l’intero autobus intuisce a che pelo il tipo si riferisca. Untuoso, servizievole, accondiscente, ridanciano quanto basta, cerca di acchiappare la propria preda confidando sul fatto che la signorina in questione non si butterà dal bus in movimento. Generalmente di mezza età viene di solito sistemato dall’autista che gli chiede come stanno moglie e figlie, dalla signorina che gli fa osservare che è più stempiato del padre o dal collega seduto dietro che gli fa cadere il parrucchino. Casanova.

La mamma
frase culto: "Esci la carne che sto arrivando…"
C’è la mamma che lavora fuori e torna all’ora di pranzo e che cerca di spiegare al figlio di quattro anni come cucinare una perfetta pasta al forno; c’è la mamma che va a trovare la figlia e le spiega come preparare la pasta a forno per quell’inetto che ha sposato, c’è la mamma che va a trovare il figlio e lo rassicura che sta portando la pasta a forno che quella squinternata della moglie è incapace a preparare. Ce ne fosse una che pensa di portare una porzione per i compagni di bus. La mamma è sempre la mamma.

L’emigrante
frase culto: "E‘ 32 ore che sono in viaggio!"
Assomiglia in maniera inquietante al personaggio di Verdone in "Bianco, Rosso e Verdone". Il problema è che quel film è di 25 anni fa! Scendendo per occasioni speciali o festività comandate ritrova sul percorso di ritorno altri emigranti che sfida dialetticamente per stabilire chi ha il miglior lavoro, chi guadagna di più, chi non torna da più tempo, chi ha impiegato più tempo in viaggio. Fornito di ogni genere di conforto, non esita a dividere il suo filoncino da un chilo alla mortadella con chi sta accanto. Attenzione l’odore di pecorino non è indicativo della presenza di una forma, controllare prima se non si è tolto le scarpe. At uot taim arriva dis pintaiota?

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mercoledì 25 giugno 2008

Solstizio d'estate

Cavoli è gia Estate? Dico, ieri era capodanno… capodanno 2000!

Le mie giornate si ripetono con una regolarità e un incalzare inquietante: non ho materialmente tempo di fare nulla di quello che progetto: ho almeno quattro, cinque post su argomenti vari che mi ronzano in mente, ma non trovo il tempo per scriverli.

Ispirato da un blog che leggo spesso, ho cominciato a chiedere il vaticinio del mio futuro alla macchinetta del caffè: inserendo la moneta e premendo contemporaneamente tutti i bottoni la bibità che viene fuori mi dirà com’è la giornata; considerando che da quattro giorni bevo caffè lungo amaro e nero, mi si prospetta una luuunga estate…

Spesso noi uomini (me per primo) siamo dei gran cazzoni, il problema e che te ne accorgi sugli altri, meno quando le stupidaggini sei tu a farle

Bellissimo questo giochino: gratuito e rilassante

Dopo non avere dormito tutta la notte causa progetto, prendo l’autobus per tornare a casa a votare, sperando di potere dormire un po’; siccome a me le cose non accadono in maniera normale, ma sempre esagerata ecco chi era seduto attorno a me: dietro di me, a ore 6, un tipo raffreddatissimo che dopo avere consumato due pacchetti di fazzoletti tra starnuti e soffiaggi prende sonno russando così forte da fare girare l’autista; dietro a ore 7 ragazzo con gomma da masticare che faceva scoppiare il palloncino ogni 2 minuti e 37 secondi esatti; accanto, ore 9, un tipo intento a fare cruciverba… ad alta voce; davanti a ore 12, ragazza che non ha fatto altro che mangiare estraendo cibarie dal sacchetto più rumoroso del mondo. Arrivato mi sono sentito Verdone nella scena finale di "Bianco, Rosso e Verdone"

Due cose sono diventate oggetto di culto a casa mia in questi ultimi mesi: la pasta fritta mangiata di notte e la trasmissione notturna con Teocoli sugli europei di calcio.

io: "Comunque da questa storia tu non ne esci male, anzi…"
amica: "…"
io: "Si, lo so: Esticazzi!"
amica: "Ecco, bravo…"

Questa non la sapevo hanno inventato un modo per scrivere sull’acqua: semplicemente incredibile…

E’ ricominciata la dipendenza da succhi di futta

Pasta fritta ed effetti collaterali
amico fraterno: "senti, ma hai fatto una puzzetta?"
io: "eh?"
amico fraterno: "Perché o sei tu o è una fuga di gas… sento proprio odore di metano!"

io: "allora: buon viaggio, divertiti e mi raccomando sesso sicuro!"
amica: "la smetti? Pure tu con questa storia… quasi quasi mi tocco"
io: "Già ti alleni?"

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lunedì 16 giugno 2008

Metafora


Di come, gli uomini, i sottintesi non li capiscano

Giorni prima, via sms…
Lui: "Sei impegnata? C‘è la partita in tv, potremmo vederla insieme…"
Lei: "Dammi un po‘ di tempo e sono da te"

La visione della partita fu apprezzata poichè qualche sera dopo sempre via sms…
Lei: "Stasera non c‘è qualche partita, qualche film, qualche collezione di farfalle da vedere?"
Lui: "C’è un bel film su La 7"
Lei: "OK! A che ora?"
Lui: "A che ora che? Il film sta finendo"
Lui (non ricevendo risposta, ma dopo un po‘ realizzando): "Era una metafora, vero?"
Lei: "Però sei un tipo sveglio, solo 30 minuti per capirlo"

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mercoledì 4 giugno 2008

Dal cucchiaio alla città


Come ogni bravo maschietto eterosessuale che si rispetti, una delle letture principali che ha fornito materiale al mio immaginario erotico è stata la sezione "Biancheria Intima femminile" dei cataloghi Vestro e Postalmarket! Non me ne vogliano le gentili lettrici, perchè anche loro hanno i propri scheletri nell'armadio: dopo anni sono riuscito a capire il perchè le mie compagne di scuola comprassero "Cioè" non già per le cartoline dei cantanti famosi, ne per i gadget, ma per le lezioni di sesso con fotoromanzo annesso. Tornando ai cataloghi, dopo avere spulciato per bene la sezione di intimo era mia consuetudine dare un'occhiata a quella dei giocattoli (ero bimbo), quella dei computer (è sempre stata una fissa), seguita dagli attrezzi di bricolage e infine dalla mia perversione segreta: gli accessori da cucina! Non so spiegarvi il perchè, ma la padella divisa in quattro dove si potevano friggere 4 uova a occhio di bue era, per me, un'invenzione paragonabile alla ruota. Non guardavo piatti e bicchieri, ma tutti quegli aggeggi strani che avevano scopi più o meno bislacchi: l'accessorio per disegnare con lo zucchero a velo sopra la torta, la padella fornetto, coltelli delle più svariate forme e dimensioni. Avrei ucciso per un tagliapizza! Anni dopo una mia amica me ne regalò uno che ancora conservo e uso. Allenandomi alla vista di questi oggetti, presto cominciai anche a fare una certa distinzione tra quelli gradevoli nella forma e quelli che lo erano meno... in breve mi appassionai al design industriale. Cominciai a comprare libri e riviste per curiosità e il mio interesse si allargò dagli accessori da cucina (che rimangono tutt'ora il mio 'campo' preferito) al design in generale: auto, mobili, orologi... Benchè scelte di vita mi portarono lontano, ma non troppo, dal mestiere di designer, ammetto che un'occhiata alle riviste e ai siti specializzati la dò ancora e quando ho avuto la possibilità di visitare un salone del mobile non me la sono fatta scappare. Ciò che mi meraviglia del design e dei designer non è tanto la capacità di interpretare oggetti di uso comune con forme eleganti, quanto la maniera creativa con cui si cerca di risolvere un problema che incontriamo nella vita di tutti i giorni: dalla pianta che ha bisogno di acqua, alla luce per il salotto. Come ad esempio il lavandino di cui vedete l'immagine sopra. Da quando mi sono trasferito a casa nuova il lavaggio mattutino ha assunto toni fantozziani. Non c'è volta che sia una che azzeco il rubinetto esatto: a casa dei miei ho un bagno moderno con il miscelatore, nella vecchia casa avevo un bagno con due rubinetti, di acqua calda e fredda, ma invertiti rispetto all'uso comune; dopo dieci anni, mi ero abituato ad avere acqua calda a destra e fredda a sinistra. Nel nuovo bagno invece l'acqua calda è a sinistra e la fredda a destra. Lo stesso nella doccia. I nostri padroni di casa hanno poi sostutito lo scaldabagno con un modello nuovo fiammante che riscalda l'acqua a temperature nucleari in pochi secondi. Metteteci che il buon Marione (il mio solitario amico neurone) carbura dopo le nove del mattino ed ecco spiegato perchè non devo avvisare che il bagno è occupato: i coinquilini sentono le mie urla. Guardare i colori delle manopole? A parte che non si distinguono, se mi devo lavare la faccia non metto gli occhiali e senza sono cecato: e poi vuoi mettere l'emozione di non sapere se sarai ustionato o congelato di prima mattina? Sono cose che temprano! Il lavandino di cui sopra ha una particolarità: il rubinetto è sostituito da una sfera di metallo, spostando la sfera verso l'esterno si aumenta il flusso, facendola scorrere verso destra si ha l'acqua fredda e verso sinistra la calda; la superficie si colora di blu o rosso infunzione della temperatura... geniale no? Certo conoscendomi già mi vedo inseguire, bagnato e mezzo nudo la sfera casa casa, al grido di: "Pallina, pallina! Ho perso la pallina!"

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lunedì 2 giugno 2008

Acidità

Alcuni giorni prima…
amico: "Esco con X stasera…"
io: "Le cose vanno avanti vedo, complimenti!"
amico: "Ma dove la porto? Un consiglio?"
io: "A cena?"
amico: "No è a dieta"
io: "Teatro? Fanno…"
amico: "Nooo, non le piace è pesante: dai tu hai sempre il lapis sottomano…"
io: "Qualche pub? C‘è qualcosa al noto pub… sui libri mi pare"
amico: "Buono, proveremo"
Ieri sera…
amica: "Hai saputo che c‘è quella manifestazione al noto pub?"
io: "Si una cosa che riguarda i libri…"
amica: "No ti danno dei gettoni e paghi degli spettacoli… ne abbiamo visto uno… una cosa allucinante tipo teatro dell‘assurdo… c‘era una tipa che mangiava come un‘ossessa…"
io (all‘amico via sms): "mi hanno detto che lo spettacolo al noto pub era carino…"
amico (via sms): V@f@nc**o!


Inizio serata
io: "Che hai fatto nel fine settimana?"
amica: "Siamo andate al compleanno di Y; serata di sole donne: mamma mia tutte erano state lasciate…"
io: "Bell‘ambientino…"
amica: "Si respirava un‘acidità nell‘aria…"
io: "[…] comunque ste cose sono tipicamente femminili…"
amica: "Ma dove??? Ma se vi lamentate sempre, siete lacrimevoli… una cosa indegna!"
io: "Non ho conosciuto mai nessuno che mi chiedeva di sfogarsi."
amica: "Io non generalizzerei così!"
io: "OK diciamo che, in media, io non ne ho conosciuti mai, ma il motivo c‘è, è una tattica per acchiappare: quanti di quelli che ti esponevano i problemi con le donne ci hanno provato poi con te?"
amica: "… beh… tutti…"
io: "…"
amica: "Però non subito!"
Fine serata: uscendo da un pub incontro un amico
io: "Ciao! Che si dice?"
amico: "Mah tutto vecchio, niente sono qui con degli amici: una ragazza della compagnia si è appena lasciata con il ragazzo e stiamo cercando di farla distrarre…"
io: "capisco…"
amico: "Si ma è una depressione: lei è acidissima; ti giuro che il tipo con cui stava mi è sempre stato sulle palle, ma capisco l‘inferno che viveva!"
io: "Dai, cattivissimo: le passerà. E tu? Ho visto Z sere fa, mi ha detto che vi siete lasciati…"
amico: "Già... capita… anzi se ti va una sera di queste usciamo noi due… volevo parlarti di lei, visto che la conosci…"
io: "… … … accidenti: mi abbassi la media!"
amico: "???"

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giovedì 29 maggio 2008

Sensi di zanzara

Non sanno. Non capiscono. Dicono che sono pazzo, un mitomane, che non è vero, ma io vi dico che è la verità. Le attiro. Le zanzare intendo. Non so come sia possibile, ma è così. Dicono che è suggestione, mi spiegano che è dovuto all'odore della pelle, oppure al fatto che sono talmente bianco di carnagione da risultare fosforescente al buio! Non è così. Credetemi. Io le sento parlare. Le capisco. A casa mia divido la stanza con mio fratello, ebbene pungono me e non lui: solo me. Avete presente quella vecchia pubblicità con Naomi che appena vedeva un tappo di Martini esclamava "That's a party"? Ecco io le sento nel buio della stanza, arrivano in formazione, mi individuano, ed esclamano con quelle vocine "mmmm Nicola! That's a party!". Ve lo giuro, io le sento. Ho praticamente sviluppato gli omologhi dei sensi di ragno di Spiderman: i sensi di zanzara! Su come sia possibile, posso solo fare supposizioni. Vedete, mio padre, anni fa, aveva comprato uno di quei aggeggini che si attaccano alla presa della corrente e che con gli ultrasuoni dovrebbero cacciare gli insetti; posto per anni accanto il letto di mio fratello, non solo non ha contribuito minimamente a debellarli, ma ha fatto si che mio fratello sia diventato un rilevatore vivente di onde elettromagnetiche: riesce a capire se un elettrodomestico si accende anche in un altra stanza (dice che sente il ronzio...). Io, benchè tecnofilo convinto, sono per le soluzioni radicali: ma dicono che il napalm sia proibito, mi devo accontentare dell'insetticida. A casa mia dopo avere cosparso serramenti, vetri, lampade e schermi tv o pc con abbondante Raid, accendo il Baygon liquido per lasciare la finestra aperta (non dormo con il condizionatore acceso), salvo spegnerlo prima di addormentarmi profondamente. Lo stesso quando dormo nella mia casa palermitana. Ma loro lo hanno capito. Sono furbe. Le zanzare intendo. Si nascondono negli armadi e aspettano. Aspettano. Appena spengo mi attaccano. Quindi non posso spegnerlo, voi mi capite vero? Aggiungete pure che non tutti funzionano: il Vape è inutile, anzi le eccita è come dare del Ritalin; sono costretto a cambiare insetticida ogni sei mesi: loro si adattano e io con loro. Li ho sniffati tutti. Purtroppo non fanno più quei bei DDT di una volta, certo erano cangerogeni e simili al gas nervino, ma vuoi mettere: non davano scampo. I primi tempi mi risvegliavo leggermente intorpidito e con una strana bava verde che usciva dalla bocca, ma ora mi sono abituato. In compenso la lunga esposizione ai gas e alle onde elettromagnetiche ha potenziato il mio olfatto. Questo mi da la capacità di avverire la loro presenza in qualunque ambiente: lo leggo nell'aria, sono meglio di un radar! Avverto anche fughe di gas, perdite di radiazioni e, cosa utilissima, presenza di gnocca! L'unica controindicazione è che non posso passare davanti una di quelle profumerie tipo "Limoni", senza svenire; per la verità da qualche giorno riesco anche a muovere gli occhi indipendentemente l'uno dall'altro, come un camaleonte. Non bello da vedere, ma utilissimo. Resta da capire perchè proprio me: stamattina, parlando con un amico appassionato di entomologia, sono venuto a scoprire che non tutte le zanzare mordono, solo le femmine; dico io, non è perchè non ho successo con le donne, ma con tutte le creature di sesso femminile che esistono, giusto sulle zanzare dovevo fare colpo?

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venerdì 23 maggio 2008

Giovanni Falcone: 23 maggio 1992 - 23 maggio 2008

Oggi ricorre l'ennesimo anniversario della morte di Giovanni Falcone, della Moglie e della scorta. Avevo pensato di inserire un video di quelli che si trovano su youtube, con il racconto di quelle ore o della figura di Falcone o qualche intervista allo stesso, ma non ho trovato niente che mi soddisfacesse. Ricordo il clima che si respirava in quei giorni in sicilia, lo sgomento, la disillusione che si tramutò in rabbia subito dopo l'omicidio Borsellino. Ricordo la commozione, la rabbia e la volontà di cambiare le cose. Sarò disilluso, ma non li ritrovo più oggi.

Senza voler togliere nulla a quel genere di coraggio che porta alcuni
uomini a morire, non dobbiamo dimenticare quegli atti di coraggio grazie ai
quali gli uomini vivono; il coraggio della vita quotidiana è spesso uno
spettacolo meno grandioso del coraggio di un atto definitivo, ma resta pur
sempre una miscela magnifica di trionfo e di tragedia… Un uomo fa il suo dovere
a dispetto delle conseguenze personali, nonostante gli ostacoli,i pericoli e le
pressioni, e questo è il fondamento della moralità umana. In qualsiasi sfera
dell’esistenza un uomo può essere costretto al coraggio, quali che siano i
sacrifici che affronta seguendo la proprio coscienza: la perdita dei suoi amici,
della sua posizione, delle sue fortune e persino la perdita della stima delle
persone che gli sono care. Ogni uomo deve decidere da sé stesso qualè la via
giusta da seguire; le storie che si raccontano sul coraggio degli altri ci
insegnano molte cose, possono offrirci una speranza, possono farci da modello,
ma non possono sostituire il nostro coraggio.

Per quello ogni uomo deve guardare nella propria anima. (John
Fiztgerald Kennedy
)

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sabato 17 maggio 2008

Statistiche

amico: "[...] ho tentato di diventare ateo, ma poi ho desistito"
io: "perchè?"
amico: "ho pensato che non avrei avuto più le feste comandate come vacanze"
io: "..."

amico: "[...] le statistiche non mentono però"
io: "credo poco nelle statistiche"
amico: "perchè?"
io: "se tu avessi la testa dentro un forno acceso e i piedi immersi in una bacinella ghiacciata, statisticamente avresti una temperatura media..."

io: "[...] e ho conosciuto una persona che ti conosce"
amica: "descrivimela"
io: "un metro e settanta col pizzetto..."
amica: "uomo o donna?"
io: "..."

amico: "ieri sera ho visto la tua coinquilina, ma non mi ha visto"
amica: "si me lo ha detto!"

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mercoledì 14 maggio 2008

Ne con Schifani ne con Travaglio

Esiste un tipo di giornalismo che si chiama di informazione. Consiste nel raccontare un fatto nella maniera più obiettiva possibile, ma soprattutto racconta una verità. Non è facile, ma un metodo c'è si usano delle fonti plurime, verificate, si trovano dei nessi, si guarda al contesto e anche allora, spesso non si è certi di dire tutta la verità, ma in buona fede si può dire di non avere mentito.

Esiste un tipo di giornalismo che si chiama di opinione. Consiste nel dare una propria visione di un fatto, nel proporre una idea, nel criticare un personaggio o una sua azione. Il giornalismo d'opinione richiede però la massima trasparenza con i lettori: chi scrive deve dichiarare apertamente che le sue sono opinioni e non verità, non deve mai spacciare le sue opinioni per informazione, deve schierarsi e non nascondere le proprie idee spacciandole per informazione.

Entrambi hanno pari dignità e importanza, ma in Italia purtroppo non sono sempre distinguibili. Partendo dal fatto che ogni autore ha una propria opnione, i giornali inglesi cercano di rimanere obbiettivi separando nettamente il fatto dal commento; durante le campagne elettorali, i giornali americani si schierano apertamente con questo o con quel candidato e lo dichiarano anche dgli editorialisti di punta. In Italia, quando alle penultime elezioni il Corriere si schierò apertamente con Prodi si parlò di scandalo, come se leggendo Repubblica, l'Unità o il Giornale non si capisse da che lato parteggiassero. Passando dal serio al faceto, un giornalismo che spesso manca di obiettività è quello sportivo; chi scrive si lascia trasportare dal proprio tifo e non riesce ad essere obiettivo, le polemiche di Calciopoli o anche le ultime sono un esempio.

Marco Travaglio, durante la trasmissione "Che tempo che fa" ha sostenuto che "dagli anni Novanta, Renato Schifani ha intrattenuto rapporti con Nino Mandalà il futuro boss di Villabate" e in seguito alle proteste nate ha replicato: "I fascistelli di destra, di sinistra e di centro che mi attaccano, ancora non hanno detto che cosa c'era di falso in quello che ho detto". Travaglio omette (involontariamente?) di dire che quel rapporto risale al al 1979 e che soltanto nel 1998, più o meno venti anni dopo, quel Mandalà viene accusato di mafia. Basta questo però per persuadere un ascoltatore in buona fede che il presidente del Senato sia in odore di mafia o almeno amico di mafiosi. Questo dimostra come proporre fatti ad un pubblico inconsapevole, senza un contesto senza approfondirne o tacendone delle parti sia pericoloso. Quando afferma: "I giornalisti non scrivono che Schifani ha avuto delle amicizie con dei mafiosi, perché non lo vuole né la destra né la sinistra, ma io faccio il giornalista, devo raccontarlo" dimentica che quello che sta facendo, il suo approccio è tutto trane che giornalismo d'informazione. Vale la liberta di parola, ma non se ne deve abusare, nascondendosi dietro al fatto che le cose che lui va ripetendo sono scritte su dei libri: perchè le lontane "amicizie pericolose" di Schifani furono raccontate per la prima volta, e ripetutamente, da Repubblica nel 2002, riprese dall'Espresso, nel 2004 in "Voglia di mafia", tre anni dopo in "I complici". Se dei legami dubbi di Schifani non si è più parlato è perchè lavoro di ricerca indipendente non ha offerto alcun elemento di verità:quasi trent'anni fa Schifani è stato in società con un tipo che, nel 1994, fonda un circolo di Forza Italia a Villabate e, quattro anni dopo, viene processato come mafioso.

Il presentare la vicenda come ha fatto Travaglio non è giornalismo d'informazione, come si autocertifica. E' un subdolo giornalismo d'opinione che mai si dichiara correttamente come tale al lettore/ascoltatore, ingannandolo. E la cosa più grave è che ormai sta diventando una costante (sia a destra come a sinistra): "L'operazione è ancora più insidiosa quando si eleva a routine. Diventata abitudine e criterio, avvelena costantemente il metabolismo sociale nutrendolo con un risentimento che frantuma ogni legame pubblico e civismo come se non ci fosse più alcuna possibilità di tenere insieme interessi, destini, futuro ("Se anche la seconda carica dello Stato è oggi un mafioso..."). E' un metodo di lavoro che non informa il lettore, lo manipola, lo confonde. E' un sistema che indebolisce le istituzioni. Che attribuisce abitualmente all'avversario di turno (sono a destra come a sinistra, li si sceglie a mano libera) un'abusiva occupazione del potere e un'opacità morale. Che propone ai suoi innocenti ascoltatori di condividere impotenza, frustrazione, rancore. Lascia le cose come stanno perché non rimuove alcun problema e pregiudica ogni soluzione. Queste "agenzie del risentimento" lavorano a un cattivo giornalismo. Ne fanno una malattia della democrazia e non una risorsa. Si fanno pratica scandalistica e proficuamente commerciale alle spalle di una energica aspettativa sociale che chiede ai poteri di recuperare in élite integrity, in competenza, in decisione. Trasformano in qualunquismo antipolitico una sana, urgente, necessaria critica alla classe politico-istituzionale. " scrive D'Avanzo su Repubblica (mica il Giornale!).

D'altra parte si può essere in accordo con Schifani che non ha mai ritenuto necessario fare di sua sponte chiarezza su quel rapporto? E con Fazio che invita Travaglio ben sapendo il tenore che certe dichiarazioni possono avere (come del restofa Santoro invitando Sgarbi), per poi dissociarsene?

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