mercoledì 22 ottobre 2008

Carlo Scarpa: Villa Ottolenghi


Mi accingo ad eseguire l'ennesimo trasloco in un nuovo appartamento. Trasloco temporaneo, per consentire i lavori di ristrutturazione della bettola in cui attualmente alloggio. E' una sensazione strana percorrere una casa vuota: riesci a leggere non solo la vita di chi ti ha preceduto, ma anche come si svolgerà la tua. Adocchi un angolino particolarmente illuminato di fronte una finestra e pensi che li metterai una bella scrivania per leggere e guardare fuori. Osservi la distribuzione delle stanze, come si connettono, come è possibile renderle indipendenti o accorparle e ti rendi conto che tutto questo ha influenza su come condurrai la tua vita, anche se per poche settimane. Il legame che si crea tra una casa e chi la abita è profondo e indissolubile, per questo ho sempre pensato che il progetto di una abitazione, benché semplice in termini di strutture e dimensioni, è forse uno dei temi più complessi che l'architettura pone. Ricorda, per certi versi, il classico "tema sulle vacanze estive" che ci attendeva puntuale a scuola: compito che poteva benissimo essere lasciato alle elementari come alle superiori, ma che facendo leva sulla diversa maturità dell'alunno prevedeva approcci diversi per la sua composizione. Così è la casa: sia essa villa o appartamento, è solo la sensibilità del progettista che fa la differenza: delineando una corretta distribuzione; rispondendo in pieno alle esigenze e alle richieste del committente; anticipandolo nelle intenzioni, suggerendo nuovi modi di abitare; trasmettendo emozioni. Capii questa cosa, quando ebbi modo di studiare Villa Ortolenghi di Carlo Scarpa.
Scarpa è sicuramente una delle figure più particolari dell'architettura moderna italiana, sebbene abbia studiato architettura all'Accademia delle Belle Arti, non ottenne l'iscrizione all'Albo Professionale, mancanza che gli procurò diverse diatribe giudiziarie; solo molto più avanti ricevette la laurea honoris causa in Architettura, benché avesse già ricoperto la carica di rettore dell'Istituto Universitario di Architettura di Venezia dal 1971 al 1974! Tra l'altro Scarpa è uno dei pochi maestri moderni che abbia lasciato traccia di sé a Palermo, avendo curato la trasformazione di palazzo Abatellis. Descrivere Villa Ottolenghi non è semplice, una prima occhiata alla sua planimetria lascia intendere già l'originalità di certe soluzioni. Ad esempio non esiste una facciata principale, ne è semplice determinare una forma o delle geometrie di fondo; il lavoro di Scarpa si basa molto sulla percezione visiva, su ciò che il visitatore deve e non deve vedere durante la permanenza in una sua architettura. Insomma quasi più un regista che un progettista. Forse quindi è più facile descriverla immaginando di visitarla.
Anzitutto collochiamola dal punto di vista cronologico e geografico; villa Ottolenghi costruita tra il 1974 e il 1979, essendo Scarpa morto nel 1978 e avendo l'abitudine di modificare continuamente in cantiere i propri lavori, rimandando molte scelte all'ultimo minuto ("come posso decidere la bontà di una forma, di una sagoma, di una connessione se non la vedo?"), occorre precisare che alcune soluzioni come il coronamento dei camini, gli infissi nella stanza dei ragazzi, la colorazione del camino e il suo completamento sul tetto sono postume e da attribuire ai suoi collaboratore Giuseppe Tommasi e Guido Pietropoli, i quali ovviamente hanno fatto tesoro degli schizzi e delle comunicazioni verbali del maestro; la Villa si trova a Bardolino vicino Verona ed è situata su un terrazzamento con vigna lungo il pendio che scende dalla riva del lago di Garda.


La casa è posta all'estremità dell'appezzamento per non intaccare il vigneto, incuneandosi nel terrapieno, risultando quindi in parte ipogea, per rispettare la volumetria prevista dalla normativa comunale. La casa si configura come il prolungamento del pendio, interrotto dal terrazzamento. Il fulcro concettuale di tutta l'opera sono le nove grandi colonne che perimetrano il soggiorno e sorreggono la copertura, emergendo sul tetto. Le parti del fabbricato sembrano scorrere e slittare leggermente attorno alle cerniere delle colonne, conferendo una minore rigidità agli allineamenti ortogonali. Dalla strada che segue il ciglio superiore del terrapieno, resta in vista soltanto il tetto, immaginato da Scarpa come un "breve spazio di terrapieno accidentale, su cui si potrà anche camminare". La fascia in corrispondenza dello sbancamento è ricoperto da una superficie erbosa; l'altra parte della copertura, rivestita in cotto deriva dalla giustapposizione di piani triangolari diversamente inclinati e in corrispondenza dei vertici affiorano le sommità delle colonne.


Una scaletta tortuosa scende nella spaccatura, da cui prendono luce gli ambienti sotterranei, e collega la strada con con un passaggio che circonda il settore interrato dell'edificio, quasi come una trincea. Il caminnamento angusto e le superfici curve che interrompono il muro di sostegno creano accelerazioni e deformazioni prospettiche che l'autore paragona alle prospettive sghembe di tante predelle protorinascimentali. Dal vestibolo si passa in un percorso interno che si affaccia sul soggiorno disimpegnando le camere ipogee, immerse nella penombra. Il "cuore della casa" è uno spazio fluido, scandito dalla successione delle colonne , dalla quinta scenografica dei contenitori, del camino del blocco bagno. Non ha limiti ben definiti: il soffitto si piega parallelamente alle inflessioni del tetto, il pavimento è organizzato in dislivelli che seguono il pendio, le bucature sono allineate in maniera tale da consentire visuali che penetrano negli ambienti più distanti o che attraversano la casa da una parte all'altra; le superfici riflettenti delle vetrate, degli specchi d'acqua (elemento compositivo tipico dell'architettura di scarpa), moltiplicano le visioni e forniscono immagini del lago intravisto tra gli alberi, infatti i setti murari e le griglie degli infissi incorniciano l'ambiente circostante non rivolgendosi però verso il lago, come tutte le residenze turistiche nei dintorni, ma verso la vigna e l'oliveto che diventano protagonisti. I singoli elementi non risultano isolati, pur mantenendo una potenziale autonomia formale, non perdono di vista il loro compito nel gioco d'assieme, basti pensare al pavimento che seppur interrotto da continui dislivelli e reso uniforme dalla continuità del materiale: graniglia di cemento lucidata, decorata con frammenti di cotto che disegnano una elegante ragnatela. Per l'intonaco esterno scarpa preferisce rinunciare all'impiego di tecniche e materiali costruttivi locali, ma esalta il genius loci del luogo utilizzando un intonaco granuloso al quale si avvinghiano i rampicanti.

La ricercata commistione tra natura e architettura è una costante nel lavoro di Scarpa, prova ne è la famosa frase attribuitagli: "Se vuoi essere felice per un'ora, ubriacati. Se vuoi essere felice per tre giorni, sposati. Se vuoi essere felice per una settimana, uccidi un maiale e dai un banchetto. Se vuoi essere felice per tutta la vita, fatti un giardino."
Se il lavoro di questo autore vi ha incuriosito, per maggiori informazioni potete consultare il bellissimo libro "Carlo Scarpa. Villa Ottolenghi" di Francesco Dal Co, il sottoscritto si riserva anche di fare notare che il libro sarebbe un regalo gradito!

Le foto sono tratte dalla fototeca del CISA Andrea Palladio, i diagrammi sono opera di Addison Godel e sono tratte da Flickr.

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lunedì 20 ottobre 2008

Ottobrate palermitane

autoillusione
io: "Accidenti abbiamo fatto le 3.15 di notte, non me ne ero accorto"
amica: "Beh lì basta prendere una birra e puoi stare seduto quanto vuoi; anche se il locale chiude, perchè lasciano i tavolini fuori"
io: "da ritornarci..."
amica: "Si, ma quando farà freddo..."
io: "... troveremo un locale analogo"
amica: "Ma non credo che esista"
io: "Esiste, esiste! Deve esistere"
amica: "Io non credo che..."
io: "Ho detto che lo troviamo!"

autostima
io: "[...]e lei disse?"
amica1: "parlando di me, mi definì quella perla di ragazza"
amica2: "perla o pirla?"

autoritratto
amica: "[...] durante la festa della ricerca un tipo è venuto al nostro stand è ha voluto spiegato lo scanner tridimensionale..."
io: "Quello che poi, collegato a quella specie di stampante permette di creare oggetti tridimensionali?"
amica: "Si! E mi fa: "certo che sarebbe utile per inserirci il cadavere di un parente per poterne creare un busto da tenere", ma ti rendi conto? Ma come si fa a pensare di infilarci un cadavere? "
io: "Perchè sta bello fermo e la scansione non gli viene mossa!"

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mercoledì 8 ottobre 2008

Deus non vult!


Lo so. Non ho azzeccato nemmeno un numero. Dio non ha voluto. Dio ha grandi progetti per me e per voi: ha incrementato il jackpot, arrivato adesso a quasi 77 milioni di euro! Ricordate: "longo è lo cammino, ma grande è la meta!". Ricordate di non giocare più di 6 numeri, insomma di giocare massimo 1-2 euro; giocare pochissimo e puntare alla grande vincita è l'unico modo per rendere più equo (in senso matematico) un gioco che equo non è (la speranza matematica è del 34%) e soprattutto non giocate sistemi: il concetto stesso di sistema nei giochi ad estrazione è sbagliato, diverso invece il caso per i concorsi a pronostico come il totocalcio...

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martedì 7 ottobre 2008

Deus vult!!!

Con i recenti accadimenti posso asserire che la sfiga che si è accumulata sopra la mia testa ha ormai raggiunto una massa critica; statisticamente parlando ho diritto ad una botta di cu... ehm di fortuna. Dio lo vuole. Stamani leggo sul giornale che il jackpot del superenalotto è giunto a 73 milioni di euro. Lo so, vi ho tediato con la statistica: 1 possibilità su oltre seicento milioni, ma, dico io, se deve essere colpo di cul... ehm di fortuna deve essere incisivo, considerando che qui di trom*@re non se ne parla,sembra che il lotto sia la mia via. Per cui stasera giocherò. Poco, sei numeri, ma li gioco. Dato che l'influsso maligno potrebbe essere ancora sopra la mia testa, beffa atroce potrebbe essere che miei amici che sto convincendo a giocare vincano e io no. Io ve lo dico, uscite e giocate 27, 76, 63, 23, 32, 2, o altri numeri, ma se vincete pretendo il 10%!

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Vivo dentro "Will & Grace"

improvvisamente la stanza da pranzo si riempie di puzza di plastica bruciata, chiamo i vigili del fuoco
coinquilino musicista: "stanno arrivando?"
io: "dicono che a 200 metri da qui ci sono delle auto in fiamme. Avevano già ricevuto la segnalazione e se ne stanno occupando"
coinquilino fashion: "Gèeeesu!"
coinquilino musicista: "auto in fiamme? a duecento metri"
coinquilino fashion: "Bedda màaaatri!"
coinquilino medico: "ma hai la macchina posteggiata qui vicino?"
coinquilino musicista: "si... qua sotto in piazza..."
coinquilino fashion: "Maaaaatri mìiia: controlla!"
coinquilino musicista: "Che dici?"
io: "Senti con la fortuna che abbiamo per ora, io mi porterei già un estintore!"

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giovedì 2 ottobre 2008

Sarà un lungo inverno

coinquilino fashion: "Giii, ma sto materasso è tutto impolverato... sono allergico agli acari, mi viene la tosse... eppoi ho il nervo sciatico è troppo morbido"
io: "E' un bene che hai il nervo sciatico, potresti tagliarti una gamba e non accorgertene se non lo avessi...sbattilo un po' e passaci qualche spray, noi abbiamo fatto così"
coinquilino fashion: "Mmmm, ma pensi che il padrone di casa me lo cambia?"
io: "Non credo proprio, al massimo lo compri e te lo porti quando cambi casa; giù c'è un negozio, ti ci accompagno"
coinquilino fashion: "Noooooo, mi vergogno"
io: "Di cosa?"
coinquilino fashion: "Di camminare in giro con un materasso, mi vergogno!"
io: "Che fa? Allora, scusa, la carta igienica non la compri?"
coinquilino fashion: "La nascondo bene nel sacchetto! Imparerari a conoscermi..."
io: "E' quello che temo..."

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mercoledì 1 ottobre 2008

Corso monografico

Abbiamo un nuovo coinquilino...
coinquilino musicista: "ma com'è il nuovo coinquilino?"
io: "ehm... molto... diciamo... raffinato..."
coinquilino musicista: "ah, ma da cosa lo deduci?"
io: "beh a parte il poster della Carrà, cominciamo col dire che si è presentato con le riviste della collezione completa di Gianni Versace catalogate per anno..."
coinquilino musicista: "ah... beh ma credo che sia iscritto al DAMS, sarà il corso monografico!"

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Shit happens... e due

vicina: "Vi hanno svaligiato? davvero?"
io: "Già, stai attenta"
vicina: "Io sono sola, se ho paura o sento rumori, vi busso e dormo da voi!"
io: "Non ti volevo traumatizzare, stai tranquilla. Verrebbero solo se non c'è nessuno a casa..."
vicina: "Lo spero, comunque vengo da voi; se sto con dei ragazzi magari hanno paura"
io: "Paura? Di noi? Ma ci hai visto bene in faccia?"

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Shit happens


Ho un amico che dice che devo essere "Zen"; secondo lui dovrei prendere le cose con filosofia. Non scervellarmi del perchè le cose succedono e del perchè succedono sempre a me. In effetti egli ha fatto dello "shit happens" la sua filosofia di vita. Probabilmente ha ragione, eppure secondo me i segnali dal cielo erano arrivati, dovevo solo capire che non erano semplici scagazzate di uccelli! Vi comunico che

  • dopo essere stato sfrattato
  • dopo avere traslocato in una bettola
  • dopo essere stato protagonista del più tragicomico incendio che storia ricordi
  • dopo che si è guastato il cellulare
  • dopo che mi hanno aumentato l'affitto
  • dopo che mi è piovuto dentro
  • dopo che mi è arrivato un coinquilino maschio come lo potrebbe essere Clarabella
  • dopo altre quattro o cinque cose personali di cui è meglio non scrivere...

Domenica mi hanno svaligiato casa: rubandomi pc portatile, hard disk esterno, penna usb, mouse e cavetti vari, custodia, calcolatrice grafica, calcolatrice scientifica, portachiavi in oro, dopobarba regalato e non usato (!) senza considerare quello preso ai miei coinquilini e i danni alle cose e agli oggetti. Considerando che

  • è stata l'unica volta in vita mia che ho lasciato il pc a casa una volta tanto che andavo dai miei, per una festa di compleanno che tra l'altro non si è festeggiata
  • che ho perso due anni di dati personali
  • che avevo i backup ma si trovavano nella custodia del pc

sono sereno. Lo giuro. Giuro anche però che al primo che mi dice o che commenta, come è successo: "devi scrivere un libro" o "ma tutte a te capitano?" o "dai non ci credo" lo impalo!

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martedì 23 settembre 2008

Uomini


io: “Come mai questa improvvisata?”
amico: “non ci vediamo mai… avevo voglia di fare qualcosa di diverso… avevo tempo… mi sono detto: vado a trovare Nicola”
io: “Lei ti ha mollato eh?”
amico: “Già…”

amico1: “[…] dovevi essere più presente”
amico2: “tu con questa fissa del lavoro: che poi mi credi che non ho capito che diavolo di lavoro fai?”
amico3: “Ma quando mai! Io sono sempre stato presente: c’ero quando sua madre è stata male, c’ero quando ha perso il lavoro, c’ero quando ha avuto il nodulo al seno, c’ero quando si è rotta i legamenti”
io: “non sarà che le portavi sfiga?”

amico: “[…] però dai ci siamo divertiti!”
io: “come no…”
amico: “Ci vogliono queste serate da veri uomini: ubriacarsi, abbordare ragazze, partire con la macchina, non pensare a nulla!”
io: “ah –ah… quanti sms le hai mandato stasera?”
amico: “Ventitre!”

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sabato 20 settembre 2008

Savvatore


Più vado avanti e più me ne convinco: vivo in una grande sit-com. Non si spiega altrimenti il fatto che la mia quotidianità sia popolata di personaggi bislacchi. Salvatore (leggasi con forte accento siculo Savvatore) è uno di loro. Muratore, idraulico, elettricista, pittore, uomo di fatica, fabbro, filosofo, opinionista e calciatore: potremmo definire Savvatore un "uomo dal multiforme ingegno" se non fosse che egli non eccelle in nessuna di queste attività! Savvatore è l’uomo di fiducia (chissà poi perché…) del mio condominio: qualunque riparazione, costruzione o restauro viene affidata a costui. Con risultati devastanti. Come Michelangelo anche Savvatore ha una propria poetica del non finito, ma contrariamente al sommo, per Savvatore non è una scelta è proprio inettitudine a terminare il lavoro. Che non sia un ‘mastro’ qualunque lo si capisce già dal nome: non "Salvo", non "Totò", non "Sasà" solo Savvatore, con due ‘v’. Intendiamoci non è una cattiva persona è solo che non si sa organizzare, anzi come disse qualcuno: "non lo fa perché vuole fregarti è che è… limitato". I preti padroni di casa hanno affidato la ristrutturazione di un terrazzo sopra la mia cucina a Savvatore. Doveva solo rifare l’impermeabilizzazione, dopodiché riparata l’infiltrazione qualcun altro avrebbe potuto ridipingere la bettola in cui vivo (avevamo posto come condizione che non fosse Savvatore a ridipingere). Sì, lo so che avete capito: ha levato le mattonelle, ha levato la vecchia impermeabilizzazione, ma non ha coperto con un telo cerato in attesa di completare il lavoro, così che alla prima pioggia dopo 6 mesi la mia cucina (insieme alla sala pranzo e ad una camera) si è allagata trasformandosi in doccia. Credetemi non sono arrabbiato perché alla 4 di notte, alzatomi per andare in bagno, stavo per scivolare sulla pozzanghera, sfracellandomi sul muro di fronte; nemmeno perché ho dovuto asciugare e nemmeno perché rischiavo di rimanere folgorato accendendo la luce; sono arrabbiato perché mi sono perso la sua faccia mentre diceva, al mio coinquilino e al mio padrone di casa che gli facevano vedere il danno: "mi pare tutto a posto!"

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mercoledì 17 settembre 2008

Resti tra noi


A casa mia e tra i miei amici godo fama di esperto in tecnologie. C'è da comprare un computer? Mi si chiede un parere; qualcosa non funziona? mi si chiede di dare un'occhiata. Se qualcuno viene anche a sapere che, a tempo perso, scrivo programmi di scacchi, appaio ai suoi occhi come una sorta di guru. Resti tra noi e non ditelo in giro, ma la fama è immotivata. So montare un sistema wi-fi? Ho semplicemente seguito le istruzioni! Le stampanti/scanner non hanno segreti per me? Prima di collegarle faccio un giro su Internet per vedere se qualcuno ha avuto problemi, al più scarico dei driver aggiornati. Un virus infesta il PC? Non ci vuole molto a trovare un porn.exe da cancellare. Nonostante questo, nonostante cerchi di spiegare cosa ho fatto, non c'è nulla da fare, mi guardano come un taumaturgo! Tra i miei adepti c'è anche il proprietario dell'ottimo bar sottocasa, meta quotidiana delle mie colazioni mattutine; una volta gli permisi di risparmiare un centinaio di euro che un sedicente tecnico voleva estorcergli, semplicemente riattacando un cavo della scheda madre del suo nuovo PC. Da allora, al bar, sono un privilegiato: non mi vengono rifilate le paste del giorno prima, mettono di lato le ciambelle che mi piacciono tanto, mi avvisano che più tardi faranno la pasta al forno che preferisco e ogni tanto becco pure lo sconto. Il problema è che il barista, da noi soprannominato Fabio Fazio, per l'inquietante somiglianza col suddetto presentatore, ha travisato la mia competenza tecnologica con onniscienza. Da un po' si è anche appassionato a Discovery Channel e ogni giorno mi chiede puntualmente spiegazioni: un giorno sul calcestruzzo armato, un giorno sul funzionamento di un solaio, un giorno sulle Formula 1 e così via; resti tra noi, ma a molte cose ci arrivo con il buon senso, non perchè sia un genio. Da qualche mese però la cosa si è fatta più ostica oltre a lui ci sono moglie, figlio e cognato pasticcere che chiedono spiegazioni: calcio, Alitalia, inflazione... dovevate vedermi spiegare le basi di funzionamento di un ciclotrone con una ciambella, preoccupati com'erano del buco nero che li avrebbe potuto inghiottire! Non nego che poi ho fatto una ricerca per non fare cattiva figura e ho replicato una spiegazione migliore la sera. Insomma mi aspettano al varco: fossimo soli andrebbe anche bene, ma ormai mi attendo gli altri avventori abituali del bar; non riesco più a fare colazione.

Resti tra noi, io rivoglio la mia ciambella mattutina: cosa diavolo sono i mutui subprime?

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venerdì 5 settembre 2008

Il mio non è un cane normale

Si dice che i padroni di animali pensino che la propria bestiola sia diversa da tutte le altre. Io non posseggo cani per tutta una serie di motivi, mi basta Antonio, ma credo che sia vero.

io: "Ma perchè non partite?"
amica1: "Perchè i miei non ci sono e non ho a chi lasciare il cane"
io: "Tua sorella?"
amica1: "Si, ma poi il mio cane si troverebbe male fuori da casa sua. Ha le sue abitudini. Sai il mio non è un cane normale."

amica2: "[...] pure il mio cane mi fa venire i sensi di colpa"
io: "In che modo?"
amica2: "Per ora ci bado io, visto che i miei non ci sono; la mattina devo andare a lavoro e torno tardi e non ci posso badare e stamattina mi teneva il broncio"
io: "Scherzi?"
amica2: "No! Sai, il mio non è un cane normale!"

amica3: "Non si lava! Come si fa a fargli capire che puzza?"
io: "E' capitato anche a me con il mio ex coinquilino, ho risolto passandogli davanti con il naso tappato"
amica3: "Ha capito?"
io: "Abbiamo contrattato una doccia a giorni alterni. Poi ho scoperto che usava uno spray"
amica3: "Deodorante?"
io: "Oust!"
amica3: "Mi vuoi dire che si metteva l'Oust sotto le ascelle?"
io: "Sai il mio non è un coinquilino normale"

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Less is more

Da qualche giorno ho installato e uso Chrome, il nuovo gratuito browser di Google. Leggero, essenziale nell'interfaccia, stabile, veloce, con un po' di sana ironia (le opzioni "da smanettone" per esempio). Hanno già trovato qualche problema di sicurezza e ci sono perplessità sull'uso dei dati che google potrebbe fare; mi piace lo stile dell'interfaccia: quasi spartana, è una tendenza che vedo anche nei nuovi programmi da Office a Autocad 2009. Ho subito risolto il problema della mancanza del tasto home attivandolo dalle opzioni (chissà perchè non è attiva di default), e mi aspetto, a breve, una integrazione delle principali estensioni di Firefox. Resta solo un dubbio: perchè non riesco a scorrere le pagine tenendo pressata la rotellina del mouse?

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Antietà

accompagnando mia madre in una nota profumeria
madre: "Cerco quelle fialette 'rilassanti' per il viso e il contorno occhi"
commessa: "Si certo, ma abbiamo anche questo trattamento completo [...] lo consiglio caldamente"
madre: "Ma quanto costa?"
commessa: "E' in promozione! Soltanto 180 euro!"
madre (a me): "Che dici? Mi sembra molto caro..."
io: "Secondo me un pellegrinaggio a Lourdes e relativa immersione ti costerebbe meno e darebbe risultati più sicuri"

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