venerdì 29 maggio 2009

Evoluzione dei social network: Facebook, il sistema operativo definitivo?

Da qualche giorno mi dedico assiduamente ad uno dei giochi che si può trovare su Facebook: Restaurant City. Scopo del gioco è gestire un ristorante; il modello di gioco è abbastanza semplificato si tratta solo di scambiare con altri amici gli ingredienti per ottenere dei piatti, sistemare tavoli, fornelli con cuochi e camerieri e quindi aspettare i clienti: più clienti soddisfatti, più soldi, più punti per ottenere nuovi inservienti o un locale più grande. Insomma una pacchia per chi come me ama i giochi manageriali (quelli calcistici a parte). Uno dei motivi per cui mi collegavo a Facebook fino a poco tempo fa era: Pet Society, una specie di tamagotchi, molto carino, ma francamente alla lunga un po’ stancante, almeno per me. Restaurant city, invece è un tantino più complesso (per esempio gestire il layout dei tavoli per minimizzare i movimenti dei camerieri e massimizzare i clienti è una bella sfida) da risultare quindi intrigante, ma non troppo da risultare complesso: alcuni manageriali seriosi spingono così all’estremo la propria verosimiglianza da costringerti a prendere decisioni che nella realtà coinvolgono una decina di persone! Francamente non ho più il tempo di giocare questi tipi di gioco; già il tempo: ormai mi accorgo che da hardcore gamer (cioè un giocatore evoluto) sto diventando un casual gamer (cioè un giocatore occasionale, un tipo da solitario o da campo minato per intenderci). Le cause? Poco tempo a disposizione e mancanza di bei giochi: ne parlavo giusto poco tempo fa con il mio cuginetto, ci siamo fatti il conto che il gioco che attualmente aspettiamo da un po’ (Final Fantasy 13) non uscirà in Italia prima di Aprile 2010 sembra; io ancora non ho avuto il tempo di finire il 12! E non sono il solo a pensarla così. Non sono un guru, ma prevedo che Facebook (o altri social network che sapranno sfruttare l’andamento delle cose) potrà avere un ruolo importante in questo. Attualmente Facebook si mantiene economicamente attraverso la pubblicità e i capitali di ventura, ma non ha un reale modello di business, insomma non è ancora ben chiaro come farci soldi e ormai non è evidente che non è tuto oro quello che luccica. È notizia di pochi giorni fa che la Digital Sky Technologies ha acquistato l’1,96 % di Facebook pagandolo 200 milioni di dollari; niente di strano se non fosse che è molto meno (quasi la metà) di quanto aveva speso Microsoft due anni fa per comprarne l' 1,6 %. La vera forza di Facebook e dei social network in generale, però sono, secondo me, le connessioni tra utenti e la sua idea di essere una piattaforma software. Oggi come oggi, gratuitamente è possibile scrivere una applicazione web, non necessariamente un gioco, metterla su un server on line, collegarla a Facebook e farla usare, a pagamento o meno, dai suoi utenti: l’applicazione potrà usare i dati inseriti dal singolo utente e dei suoi amici in maniera più o meno creativa. Agenzie viaggio, prenotazione bed & breakfast, creazione e condivisione documenti, giochi, negozi on line… tutto a portata di un click e con un solo login/password. Tornando ad occuparmi del mio ristorante (dove si potrà trovare un altro gioco in cui puoi dire tranquillamente alle tua amiche “dammi la tua patata che ti do la mia banana”?) penso, tra me e me, Facebook è il nuovo sistema operativo?

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giovedì 28 maggio 2009

L'orgoglio di essere stronzi!


“Il problema non è che io sono acido e vi tratto come delle cose inutili, il problema siete voi… che lo siete!”

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mercoledì 27 maggio 2009

La teoria del regalo perfetto


A meno che non abbiate la stessa considerazione sociale di una zanzara tigre o di una blatta di appartamento (cioè il 99.9% delle persone che vi circondano vi detesta e tenta di uccidervi) avrete, almeno una volta nella vostra vita, dovuto comprare un regalo ad una persona che non sia un vostro familiare stretto. Scommetto che la prima domanda che vi siete posti, anche prima di “dove trovo i soldi?”, è : “Che diamine gli/le regalo?”.

In questi ultimi mesi si sono susseguiti diversi compleanni e per puro caso mi sono sempre trovato a guidare "la cordata", cioè ad essere colui che dopo avere raccolto il denaro, o più comodamente anticipandolo di persona, va a scegliere e acquistare il regalo. Ruolo ingrato. Gli amici, diabolicamente, all'apertura del pacco se ne escono urlando: "Ha fatto tutto Nicola!" che ai più potrebbe sembrare un riconoscimento di merito, ma che io, abbastanza cinicamente, interpreto come "Se fa schifo è colpa di Nicola". Perché la verità è che il vero problema non è tanto trovare il tempo di fare la "colletta" o di andare in un negozio a comprare un regalo, quanto sceglierlo. Soprattutto se si tratta di una persona di sesso opposto al tuo. Non sto dicendo che fare un regalo ad una donna sia più complesso che farlo ad un uomo, dico solo che per un uomo è più facile fare un regalo ad un altro uomo invece che ad una donna e immagino che valga anche il contrario. Intendiamoci io non parlo di sapere indovinare i gusti, siamo seri non serve: con i familiari te ne puoi uscire con un regalo “metaforico”: una vecchia foto ricordo, un oggetto ironico; con compagne e mogli basta un orecchio attento a captare mezze frasi o desideri. Io parlo della Sorpresa. Quella con la s maiuscola. Sapete, a mio modo di vedere, ci sono due tipi di regalo che ognuno di noi può fare, quello che realizza un desiderio di chi lo riceve, di fatto un regalo “atteso”, e quello che fornisce un opportunità a chi lo riceve, sorprendendolo. Qual è la differenza? Nel primo caso si sa che per esempio chi deve ricevere il regalo desidera un particolare oggetto e glielo si regala. Nel secondo caso in base ai gusti di chi compra il regalo e alla conoscenza di chi lo riceve si cerca di intuire un regalo che fornisca un'alternativa o che alteri (in maniera positiva, ovviamente) lo stile di vita attuale. Non è un discorso astratto. E' meno filosofico di quanto si pensi, potrebbe essere un set di tela e pennelli o uno strumento musicale per un amico di cui si apprezzano le doti artistiche non ancora sviluppate; un cd o un libro che potrebbero lasciare una traccia significativa, ma anche fare una pubblicazione con le sue poesie amatoriali o un oggetto che per caratteristiche di stile e gusto lo rappresenti e gli dica "noi ti vediamo così". Vi dirò, personalmente preferisco fare (e soprattutto ricevere) il secondo tipo di regalo, certo fare un dono di questo tipo è complesso, occorrono tempo e intuizione, ma a me piace perché appaga il mio smisurato Ego. Infatti un regalo del genere rispecchia in pieno uno dei miei principi cardine: il regalo deve principalmente piacere a chi lo fa non a chi lo riceve! Per cui semmai riceveste un regalo comprato da me e non vi piacesse, la colpa non è mia che ho sbagliato regalo: siete voi che non sapete cogliere l’opportunità che vi offro!

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martedì 26 maggio 2009

Pennello grande o grande pennello? *


"Ma tu lo sapevi che Jon Voight è il padre di Angelina Jolie? Certo che quest'uomo non ha un pene: ha un pennello!"

* «Cosa è il Genio? E' fantasia, intuizione, colpo d'occhio e rapidità di esecuzione» così si affermava nel film "Amici miei", a volte mi capita di sentire frasi, battute fulminanti che per la loro efficacia, velocità e ironia mi rimangono impresse. Insomma un vero e proprio "Pensiero Stupendo".

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lunedì 25 maggio 2009

Scaccomatto 2008

Se date un'occhiata alle pagine 8 e 10 ecco quello che è successo a Torino qualche mese fa... tra l'altro in qualche foto mi si intravede!

Scaccomatto08

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venerdì 22 maggio 2009

Silenzio assenso

amica: "Che ne sai del silenzio assenso"
io: "... ... ..."
amica: "Superato il termine dei 120 giorni, visto che la soprintendenza non si è fatta sentire, posso chiedere la concessione?"
io: "... ... ..."
amica: "... ... ..."
io: "... ... ..."
amica: "... ... ..."
io: "Stavo cercando di fare una battuta assentendo silenziosamente, ma ammetto che non viene bene!"

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giovedì 21 maggio 2009

Anello mancante

Annunciato il ritrovamento dell'anello mancante tra uomo e scimmia... ed io che pensavo di essermi nascosto così bene!

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giovedì 23 aprile 2009

Intimissimi convincimenti

Benché le giornate scorrano veloci e sostanzialmente serene, non si può certo dire, in generale, che vada tutto bene. Le difficoltà sono palpabili, te ne accorgi sentendo le persone parlare: la scarsità di lavoro, la precarietà, la fuga dei cervelli, il clientelismo, un generalizzato senso di sfiducia nella politica e anche nel giornalismo che non sempre si è dimostrata all’altezza. Eppure nessuno parla in continuazione di questo, la crisi economica non è certo l’argomento principe di ogni serata tra amici. La gente cerca altro, certo cerca di distrarsi, ma principalmente vuole informazioni e certezze, punti fermi. Soprattutto adesso che anche il mito che le banche non possano fallire è miseramente crollato. Il sottoscritto per una volta diventando servizio pubblico ve li fornirà! Non ci credete? Ebbene risponderò alla domanda che qualunque italiano si sta ponendo da giorni cioè...



chi è la splendida modella della campagna Intimissimi 2009 basic?


No non è Kira Knightley è Irina Sheik o Shayk (vero cognome Shaykhlislamova) splendida fotomodella Russa di ventitre anni, alla quale il famoso produttore /rapper Ryan Leslie dopo averla avuta come partner nel video di "Diamond Girl" ha anche dedicato questa canzone chiamata proprio "I-R-I-N-A". Quanto al punto fermo: scommettiamo che la bella Irina fara mostra di sé nel prossimo cinepanettone?

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giovedì 2 aprile 2009

Stavolta Deus vult: Netflix Prize



Dio mi aveva dato dei numeri da giocare al superenalotto per diventare milionario, ma io ho dubitato e non ho vinto. Dio, però nella sua misericordia, mi ha perdonato e dopo avermi mandato un nuovo segno (perché quello è la doppia macchia di umidità comparsa nel soggiorno appena ridipinto, vero?) mi ha fatto capire che mi vuole non solo ricco, ma anche famoso! L’occasione mi viene data dal Netflix Prize. Netflix, ancora poco sperimentato in Italia, è un servizio online di noleggio DVD molto conosciuto negli Stati Uniti. Ciò che rende veramente unico ed interessante questa azienda è il modo in cui il servizio viene offerto: pagando una quota mensile che va dai 5 fino ai 50 dollari al mese, si scrive sul sito una lista, grande a piacere, di film che vorremmo vedere, Netflix spedisce a casa un busta contenente i primi tre film della lista che possono essere visti e tenuti quanto si vuole, dopodiché usando la stessa busta preaffrancata con cui sono arrivati i film si rispediscono uno o più DVD indietro e Netflix in risposta vi manderà un ugual numero di film scelti tra quelli seguenti nella lista iniziale. Il numero di DVD totali che si possono vedere in un mese varia ovviamente con il profilo tariffario scelto. Gli utenti, sul sito, possono poi dare un giudizio sul film visto; voto che va da uno a cinque stelle: elaborando questi dati tramite un algoritmo chiamato Cinematch, Netflix è in grado di suggerire all’utente dei film che non sono nella lista, ma che potrebbero essere di suo gradimento. Insomma Netflix è anche un Recommender System. Qualche anno fa Netflix ha instituito il Netflix Prize un concorso on line aperto a tutti con lo scopo di trovare un algoritmo migliore di Cinematch. Che significa migliore? Netflix mette a disposizione dei partecipanti un enorme database anonimo con i voti di migliaia di utenti su circa diciassettemila film e l’anno in cui il voto è stato dato e un database più piccolo con gli stessi utenti e film del primo, dove però i voti sono cancellati: tramite i dati presenti nel primo database bisogna prevedere il voto di ogni singolo utente nel secondo database. Per fare un esempio, nel primo grande database trovate i voti dell’utente Mario a film come "Guerre Stellari", "Harry Potter" e "Via col vento", e l’anno in cui gli stessi voti sono stati assegnati sapendo ciò dovete prevedere il voto che Mario ha dato a "Forrest Gump" (voto che noi non conosciamo, ma Netflix che è il giudice si). È noto anche qual è la prestazione dell’attuale algoritmo messo alla prova sullo stesso set di dati. Il premio per chi riuscirà a migliorare le prestazioni dell’attuale algoritmo di almeno il 10% è di un milione di dollari! Io mi sono iscritto e di tanto in tanto posterò su questo blog aggiornamenti sull’andamento del concorso.

Attualmente ho scaricato tutto il materiale disponibile sul sito (i database e altri programmi per calcolare la RMSE) e sto cominciando a fare delle valutazioni sui possibili modelli da seguire. L’idea è di valutarli tutti in parallelo e approfondire quello che da subito fornisce i migliori risultati, oppure realizzare dei modelli ibridi. I possibili modelli a cui sto pensando sono per ora sette, suggerimenti e critiche costruttive sono bene accette, soprattutto da altri partecipanti italiani. Ecco le mie idee esposte usando il nostro utente tipo, Mario:

  1. E’ la prima idea che mi è venuta; per conoscere il voto che Mario darebbe a "Forrest Gump" potrei individuare altri utenti che hanno gusti simili a quelli di Mario, ma di cui conosco il voto dato a "Forrest Gump". Probabilmente il voto di Mario sarà simile. Per individuare utenti con gusti simili, basta cercare tra coloro che hanno votato in maniera uguale o quasi gli stessi film che ha votato Mario. Questo algoritmo è meglio conosciuto in letteratura come K-nearest neighbors (k-NN). Sembra estremamente promettente ed ha una vasta letteratura, va perfezionato o integrato con altri modelli per potere superare il 10%.
  2. Regressione Lineare basata sull’utente. Sfruttando i voti dati agli altri film potrei calcolare per ogni utente, Mario compreso, una funzione matematica del tipo . Dove x è però funzione di altri parametri (sarebbe più corretto, in effetti, parlare di regressione lineare multivariata). Il problema è capire quali sono questi parametri. I fattori che per esempio potrebbero essere discriminanti per la scelta di un film sono il genere, il regista, gli attori presenti, il direttore della fotografia, lo sceneggiatore e il musicista. Purtroppo sono dati che non ho.
  3. Regressione Lineare basata sul film. Come prima, ma basata sul singolo film: per ogni film potrei creare una funzione matematica che mi esprime il valore in funzione dei voti espressi ad altri film. Una volta calcolata la funzione matematica associata a "Forrest Gump" basterebbe utilizzare i voti dati da Mario ad altri film per calcolare il probabile voto. Sembra promettente, ma molto impegnativo dal punto di vista computazionale e matematico.
  4. Slope One. Leggendo in giro ho trovato questa versione semplificata dell’idea precedente. Consiste nel calcolare il voto medio di un film e vedere come i voti dati agli altri film lo modificano mediamente in positivo o in negativo. Sembra promettente, ma meno accurato del precedente, occorrerebbe trovare una via di mezzo.
  5. Per ogni film e per ogni classe di voto (cinque classi ogni film) si potrebbe calcolare un modello probabilistico di utente tipo che potrebbe esprimere quel determinato voto per quel determinato film. Bisognerebbe poi vedere a quale classe di utente tipo si avvicina il nostro Mario per il suddetto film. Mi sembra realizzabile, anche se occorrerebbe capire se esistono dati sufficienti per ogni film per fornire un profilo statisticamente credibile per ogni voto possibile.
  6. Realizzare un classificatore Bayesiano. L’idea mi è venuta pensando ai filtri antispam: applicando il teorema di Bayes si potrebbe calcolare qual è la probabilità che Mario dia un determinato voto a "Forrest Gump" condizionata ai voti dati agli altri film. Sembra promettente anche se occorre un largo database.
  7. Realizzare una rete neurale. Forse la soluzione "più semplice", se la rete è ben addestrata, ma mi lascia perplesso per due motivi. Conosco la teoria delle reti neurali e delle tecniche di apprendimento per retro propagazione, ma non ne ho mai realizzata una; una rete neurale non è un algoritmo è una soluzione a "scatola chiusa" del problema, certo rappresenta una approssimazione non lineare del problema ma è complesso se non impossibile capire i meccanismi interni che hanno portato ad una determinata scelta invece che ad un’altra.

Io comincio, vi iscrivete anche voi?

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mercoledì 1 aprile 2009

CADIE: Google dà il via al Web 3.0


Giusto ieri parlavamo di web semantico, la nuova frontiera ed ecco che Google rivoluziona il mondo con una nuova tecnologia CADIE: "[...] una nuova e potente tecnologia per la risoluzione dei problemi di apprendimento per rinforzo, che ha dato vita al primo cluster operativo di apprendimento neuro-evolutivo su scala mondiale. [...]". CADIE è gia al lavoro per migliorare la nostra visione di internet: anche lei come Firefox propone una nuova versione 3d di Chrome, il browser di Google.

e ovviamente una nuova versione di Google Earth. Il futuro è cominciato?


Boccaloni era un pesce d'aprile! Per la verità i primi 5 minuti ci ero cascato in pieno poi ricordando che Google ne fa parecchi ogni anno... amo gli scherzi ben fatti: mi raccontereste il vostro scherzo, non necessariamente fatto il primo aprile, meglio riuscito?

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martedì 31 marzo 2009

Web 3.0, web 2.0, web 1.0: StartUp!

Sarà che la crisi economica spinge a inventarsi qualcosa, sarà che viviamo in un mondo all'insegna del precariato, ma da qualche tempo non faccio che sentire da alcuni miei amici (che non si conoscono tra loro per di più) che hanno intenzione di mettersi in proprio o aprire una società. Chi vuole aprire uno studio di fotografia, chi un locale, chi vorrebbe aprire una società di servizi, chi una di prove dinamiche sul calcestruzzo e chi una di consulenza per l'energia solare. Insomma di tutto un po'; la cosa curiosa è che questa idea aveva sfiorato anche me. Personalmente ero intenzionato ad aprire una startup web 2.0. Insomma una servizio come Flickr, Youtube o Facebook. Non vorrei tediarvi sul significato di web 2.0 (qui trovate un'ampia descrizione), in estrema sintesi possiamo indicare con web 1.0 il classico sito web statico, con web 2.0 tutti quei siti dinamici in cui l'apporto degli utenti è significativo (blog, social network, piattaforme di contenuti come Flickr e Youtube, ma anche forum e siti simili); con web 3.0 si indica qualcosa che ancora in fondo non c'è e che alcuni in dividuano nel web semantico. L'idea l'avevo da un po', lo stimolo ad approfondire la qwuestione mi è stato dato dal progetto di Telecom Italia Working Capital. Un progetto che mira a fare confluire in nuove startup italiane (la startup è una azienda in fase iniziale) dei capitali di ventura. L'iniziativa è seria e se avete buone idee vi invito a collegarvi al sito e ad iscrivervi, riceverete del materiale con delle linee guida per la presentazione di un business plan. Il vostro progetto verrà valutato e se meritevole finanziato. per quanto mi riguarda da un po' annoio coinquilini e parenti con l'idea di una startup; ciò che mi ha ancora bloccato è la progettazione di un solido modello di business, cioè un modo per fare soldi, possibilmente non dipendendo dalla pubblicità. Sembra facile, ma non lo è. Ritornerò sull'argomento.

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giovedì 19 marzo 2009

L'evoluzionismo ai tempi di Facebook: il numero di Dunbar


Il mio progressivo ed entusiasmante evolvere verso i livelli di vita più avanzati (è il mio modo per dire crescere: il sottoscritto matura voi invecchiate) è infastidito da illazioni su un presunto decadimento delle mie capacità di memorizzazione di volti e di attenzione (è il mio modo per dire invecchiare: il sottoscritto ha a volte e temporaneamente dei cedimenti prestazionali voi rincoglionite). E' ovviamente una falsa teoria. Ricordo benissimo di avere già scritto di non essere un gran fisionomista e di avere una forte immaginazione che porta inevitabilmente a distrarmi più del dovuto. Il vero problema è che essendo anche curioso non voglio perdere nulla delle conversazioni che si svolgono attorno a me; ecco come nasce il mio famigerato: "Chiii?" e le sue varianti "Cosa?" o "Di chi stai parlando?". Mio fratello, esasperato, sostiene che come epitaffio sulla mia tomba i posteri potranno leggere: "Chi è morto? Io?". Lo capisco, vi giuro che a volte gli faccio ripetere diverse volte la stessa frase perchè, mentre continuo a pensare ai fatti miei sento uscire dalla sua bocca espressioni come "ablabaia". Mi rendo quindi conto di generare frustrazioni in chi parla con me. Ammetto anche che le mie capacità di riconoscere un viso e collegare ad esso un cognome sono recentemente peggiorate. Incontrare la stessa persona a distanza di pochi giorni e dimenticarsene totalmente è imbarazzante. Molto. Soprattutto all'epoca di Facebook, quando decine di persone con il profilo corredato di una minuscola e sfocata foto o peggio ancora con una istantanea del giorno del proprio battesimo, chiedono di diventare amici e tu ti chiedi una sola cosa: "Chi diamine è costui/costei?". Contesto fortemente però che la causa sia una forma precoce di Alzheimer. Fortunatamente ho da poco scoperto che non c’è nessuna correlazione tra le mie difficoltà di riconoscimento fisionomico e l’aumentare dei miei livelli di esperienza vitale (è il mio modo per dire: non sto invecchiendo e quindi rincoglionendo) è che, molto probabilmente, anzi quasi sicuramente ho raggiunto il numero di Dunbar delle mie relazioni sociali. Vi metto al corrente della mia scoperta. Il numero di Dunbar è un valore, approssimato intorno a 150, che definisce il numero massimo di persone con cui un singolo è in grado di mantenere una attiva relazione sociale. Il valore si basa sulla ricerca dell'omonimo scienziato inglese che utilizzò una equazione di regressione sui dati raccolti su 38 generi di primati per ricavare il valore di 147,8, con una probabilità del 95% che il valore cadesse fra 100 e 230 (ah come gioca Del Piero… ehm ah come è utile la statistica). Una volta ricavato questo valore, Dunbar l'ha confrontato con i gruppi sociali umani e ha verificato che era un’accettabile approssimazione. Infatti tutti i gruppi umani, fin dalla preistoria, tendono ad assestarsi al massimo intorno alle 200 persone. Il numero massimo comunque viene raggiunto in determinate situazioni, quando vi è una forte pressione a rimanere uniti. Anche in tal caso comunque Dunbar ha stimato che una grossa parte del tempo dovesse essere dedicata alle relazioni sociali (42% circa). Ora se caliamo la stima di Dunbar in un contesto sociale moderno interconnesso da tecnologie come le chat (messanger), i blog, twitter e social network come Facebook o Flickr, tecnologie che più o meno tutti usiamo quotidianamente, possiamo ragionevolmente credere che il concetto di relazione sociale attiva stia mutando e che soprattutto sia diventata più bassa la soglia necessaria a considerare qualcuno come “amico vicino”. Pensate alla vostra esperienza su Facebook (se avete un profilo): quante volte vi capita di accettare come amici persone che conoscete appena e quanti ne avete aggiunto che non frequentavate più o che non vi salutano per strada? Per contro: quante persone in più vi fanno conoscere e frequentare le chat o i blog? Figuratevi che Facebook ha da poco rimosso il limite di cinquemila (5000!) amici visto che sempre più utenti si lamentavano di questa limitazione. Insomma penso che la tecnologia modifica il mondo che ci circona più velocemente di quanto noi stessi siamo capaci di adattarci ad esso. Il mio corpo quindi cerca di adeguarsi a questa nuova condizione, con i necessari inconvenienti del caso; è la conferma della mia personale teoria di vita: io non invecchio, evolvo!

Questo è il riferimento bibliografico per gli studi di Dunbar: Dunbar R. I. M. (1992) Neocortex size as a constraint on group size in primates. Journal of Human Evolution 22: 469-493 (1992)

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martedì 10 marzo 2009

Il potere della memoria


Periodo di ricorrenze e anniversari questo. Qualche giorno fa questo blog ha compiuto due anni e nelle stesse ore il sottoscritto compiva gli anni. Pochi giorni fa ho anche “festeggiato” un anno da quando l’ispettore giudiziario si è presentato a casa mia, sfrattandomi. Ora ci si ride, ma vi dirò che, all’epoca, per qualche giorno non ho dormito la notte. Ho pure cambiato il vecchio cellulare e il numero (il vecchio è sempre valido, anche se attualmente non attivo: devo fare diventare la scheda una 128Kb). Non ho scritto niente di (auto)celebrativo; del resto in due anni non credo di avere mai replicato un post a ricordo di qualcosa, mi è sempre sembrato inutile: che senso ha scrivere, per esempio, ogni 11 settembre un post ricordo dell’attentato alle Torri Gemelle? Eppure mi rendo conto che spesso celebrare queste ricorrenze sia, per quanto banale e stereotipato, utile: perché non si dimentichi, perché se ne parli, per fare un bilancio. Parlo di tutte le ricorrenze: dal proprio compleanno al San Valentino. Ci riflettevo giusto l’altro giorno mentre completavo in ritardo il giro di auguri per la festa della donna. Risultato? Grossomodo su dieci donne due hanno ringraziato, tre mi hanno chiesto “auguri per cosa?”, due non hanno risposto, una si è lamentata dicendo che la dovremmo festeggiare sempre, una ha risposto testualmente “non dire stronzate, non festeggio nemmeno san Valentino” e una “io questa festa l’abolirei … ehm comunque grazie”. Non è che mi stupisca, verso queste festività, diventate ineluttabilmente commerciali, molta gente prova fastidio. A volte si esagera: conosco persone che non festeggiano il proprio compleanno e non gradiscono gli auguri; mio zio, superati i cinquanta festeggia solo l’onomastico (sic). Certo si esagera anche nel senso opposto; conosco una coppia che da tre anni ogni 12 del mese festeggia l’anniversario del loro primo bacio, ma sono casi patologici.

Capisco, anche se non condivido, i motivi di non festeggiare giornate come San Valentino ( o la più recente San Faustino, patrono dei single 15 febbraio), la mia posizione è che oggi come oggi siamo così impegnati e di fretta che “ogni occasione è buona” e fa niente se le rose quel giorno raddoppiano di prezzo; capisco meno, il motivo di non volere celebrare giornate come l’8 marzo, certo se il tutto si riduce ad una giornata di libertà insieme alle amiche in un locale di spogliarello con una torta a forma di pene, la tristezza mi assale, ma alla fin fine sono le stesse donne ad averlo trasformato in questo, possono sempre adoperarsi in merito; non capisco chi non festeggia il compleanno. Superati i diciotto anni, non ho più fatto feste, l’ho sempre festeggiato in famiglia, a parte qualche anno in cui, magari essendo lontano da casa ho organizzato una pizzata con amici; l'ho sempre festeggiato in privato, ma l'ho sempre festeggiato! Forse il non festeggiare fa rallentare il tempo? Diciamoci la verità: gli anni passano, ma le cose non cambiano; lo noti da quello che succede nelle feste: da piccolo ti regalavano un orrendo maglioncino con un pupazzo di neve, da grande ti regalano delle strepitose mutande o un osceno catetere spacciato per vaso di chissà quale designer; da piccolo ti ingozzavi di panini e Coca Cola, da grande spilucchi salumi da un tagliere e bevi Syrah di Planeta; da piccolo non capivi perché mamma tentasse di offrire quelle orribili pastelle di broccoli, da grande i tuoi commensali alla domanda “volete del tempura di verdure?” rispondono “eeeeh?”. Una sola cosa cambia: il numero di candeline che cresce di anno in anno, ma tanto io nella mia torta sempre sei ne metto! "Fanculo le candeline"!

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venerdì 20 febbraio 2009

La curva a campana di Willy il Coyote (2)

amica: "Ma poi com'è finita? Ti hanno attaccato la luce?"
io: "Giusto stamattina hanno sfondato la porta dell'appartamento accanto, ho messo una stufa accesa per fare riscaldare almeno la mia stanza che è gelida"
amica: "Ed è accesa da stamattina? Conoscendoti... non è che ha preso fuoco casa vero?"
io: "Beh ora non esageriamo... ... ... sarebbe impossibile è una stufetta... ... ..."
amica: "... ... ..."
io: "... ... ... aspetta che telefono!"

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giovedì 19 febbraio 2009

La curva a campana di Willy il Coyote


amico: "Accidenti che freddo! Non ricordo un inverno così piovoso e freddo come questo: c'è pure la neve!"
io: "A chi lo dici e io lo sto passando al freddo e al gelo: sono senza luce"
amico: "E come mai?"
io: "Perchè è saltato il contatore e si trova dentro un altro appartamento che è chiuso a chiave e che non si riesce a trovare e l'unico che sappia dov'è, si trova in uno sperduto villaggio del Sudamerica e non risponde alle mail ed essendo in mezzo al terzo trasloco in meno di un anno il letto è ancora nell'appartamento al buio e non si può trasportare senza luce; tra qualche giorno dovrebbe venire qualcuno per sfondare la porta blindata dell'appartamento con il contatore, nel frattempo mi godo la neve... che probabilità c'erano che tutte queste cose avvennissero contemporaneamente?"
amico: "Bassissime, ma ormai, conoscendoti, so che tu sfuggi a qualunque statistica!"

Quando mi capita di raccontare qualche aneddoto sulla mia vita a delle persone che non mi conoscono, ridono pensando che io esageri o che quanto meno accresca quello che mi succede. Molti tra coloro che leggono questo blog invece mi conoscono, alcuni mi frequentano e sanno bene che tutto quello che scrivo sebbene modificato, tagliato e reso anonimo non solo è vero, ma è anche molto meno di quello che mi accade in realtà. Il blog nacque anche per tenere traccia di tutte queste bizzarrie che riempiono la mia vita. Ci pensavo giusto l'altro giorno. Gauss aveva scoperto che i fenomeni naturali si dispongono secondo una curva a campana: le cose più probabibili accadono alla maggior parte delle persone il più delle volte, invece le situazioni più insolite accadono a poche persone e solo poche volte. A me, invece, le situazioni più assurde capitano la maggior parte delle volte e con alta frequenza; io non seguo la curva di distribuzione normale: io seguo la statistica di Willy il Coyote!

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